domenica 8 dicembre 2013

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI


UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI
Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, che si è tenuta in questi giorni sul tema: "Annunciare Cristo nell'era digitale". Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:
● DISCORSO DEL SANTO PADRE
Signori Cardinali, cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, fratelli e sorelle!
È per me una gioia incontrare il Pontificio Consiglio per i Laici riunito in Assemblea plenaria. Come amava ricordare il beato Giovanni Paolo II, con il Concilio è "scoccata l'ora del laicato", e ne danno conferma sempre di più gli abbondanti frutti apostolici. Ringrazio il Cardinale per le parole che mi ha rivolto.
Tra le iniziative recenti del Dicastero vorrei ricordare il Congresso Panafricano del settembre 2012, dedicato alla formazione del laicato in Africa; come pure il seminario di studio sul tema «Dio affida l'essere umano alla donna», nel venticinquesimo anniversario della Lettera Apostolica Mulieris dignitatem . E su questo punto dobbiamo approfondire di più. Nella crisi culturale del nostro tempo, la donna viene a trovarsi in prima linea nella battaglia per la salvaguardia dell'umano. E infine ringrazio con voi il Signore per la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro: una vera festa della fede. E' stata una vera festa. I cariocas erano felici e ci hanno fatto felici tutti. Il tema della Giornata: «Andate e fate discepoli tutti i popoli», ha messo in evidenza la dimensione missionaria della vita cristiana, l'esigenza di uscire verso quanti attendono l'acqua viva del Vangelo, verso i più poveri e gli esclusi. Abbiamo toccato con mano come la missione scaturisca dalla gioia contagiosa dell'incontro col Signore, che si trasforma in speranza per tutti.
Per questa Plenaria avete scelto un tema molto attuale: «Annunciare Cristo nell'era digitale». Si tratta di un campo privilegiato per l'azione dei giovani, per i quali la "rete" è, per così dire, connaturale. Internet è una realtà diffusa, complessa e in continua evoluzione, e il suo sviluppo ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura. Già durante i primi secoli dell'era cristiana, la Chiesa volle misurarsi con la straordinaria eredità della cultura greca. Di fronte a filosofie di grande profondità e a un metodo educativo di eccezionale valore, intrisi però di elementi pagani, i Padri non si chiusero al confronto, né d'altra parte cedettero al compromesso con alcune idee in contrasto con la fede. Seppero invece riconoscere e assimilare i concetti più elevati, trasformandoli dall'interno alla luce della Parola di Dio. Attuarono quello che chiede san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» ( 1 Ts 5,21). Anche tra le opportunità e i pericoli della rete, occorre «vagliare ogni cosa», consapevoli che certamente troveremo monete false, illusioni pericolose e trappole da evitare. Ma, guidati dallo Spirito Santo, scopriremo anche preziose opportunità per condurre gli uomini al volto luminoso del Signore.
Tra le possibilità offerte dalla comunicazione digitale, la più importante riguarda l'annuncio del Vangelo. Certo non è sufficiente acquisire competenze tecnologiche, pur importanti. Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza. L'annuncio richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore. Pertanto internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo però non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell'esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta, la Misericordia divina fatta carne, il Signore Gesù.
Cari amici, la Chiesa è sempre in cammino, alla ricerca di nuove vie per l'annuncio del Vangelo. L'apporto e la testimonianza dei fedeli laici si dimostrano indispensabili ogni giorno di più. Affido pertanto il Pontificio Consiglio per i Laici alla premurosa e materna intercessione della Beata Vergine Maria, mentre di tutto cuore vi benedico. Grazie.
[01833-01.01] [Testo originale: Italiano]
[B0816-XX.02]

venerdì 6 dicembre 2013

Predica d’Avvento. P. Cantalamessa: per riformare la Chiesa bisogna rinnegare se stessi e seguire Gesù


Predica d'Avvento. P. Cantalamessa: per riformare la Chiesa bisogna rinnegare se stessi e seguire Gesù

"Francesco d'Assisi e la riforma della Chiesa per via di Santità". E' stato questo il tema della prima predica d'Avvento al Papa e alla Curia Romana, tenuta stamani in Vaticano da padre Raniero Cantalamessa. Il predicatore della Casa Pontificia ha sottolineato che il Poverello d'Assisi ci insegna che i veri riformatori della Chiesa sono quelli che rinnegano se stessi e vivono totalmente per il Signore. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3

Per capire San Francesco, "bisogna partire dalla sua conversione". Padre Cantalamessa ha iniziato così la sua predica d'Avvento e subito ha sottolineato che Francesco "non ha scelto la povertà e tanto meno il pauperismo: ha scelto i poveri". E tuttavia, anche questa scelta non spiega fino in fondo la sua conversione. E' "l'effetto del cambiamento, non la sua causa":

"La scelta vera è molto più radicale: non si trattò di scegliere tra ricchezza e povertà, né tra ricchi e poveri, tra l'appartenenza a una classe piuttosto che a un'altra, ma di scegliere tra se stesso e Dio, tra salvare la propria vita o perderla per il Vangelo".

"Il motivo profondo della sua conversione – ha soggiunto – non è di natura sociale, ma evangelica". E del resto, Francesco "non andò di sua spontanea volontà dai lebbrosi", ma vi fu condotto dal Signore. "Non ci si innamora di una virtù – ha avvertito padre Cantalamessa – fosse pure la povertà; ci si innamora di una persona":

"Francesco non sposò la povertà e neppure i poveri; sposò Cristo e fu per amor suo che sposò, per così dire 'in seconde nozze' Madonna povertà. Così sarà sempre nella santità cristiana. Alla base dell'amore per la povertà e per i poveri, o vi è l'amore per Cristo, oppure i poveri saranno in un modo o nell'altro strumentalizzati e la povertà diventerà facilmente un fatto polemico contro la Chiesa, o una ostentazione di maggiore perfezione rispetto ad altri nella Chiesa, come avvenne, purtroppo, anche tra alcuni dei seguaci del Poverello".

"Nell'uno e nell'altro caso – ha aggiunto – si fa della povertà la peggiore forma di ricchezza, quella della propria giustizia". Noi, ha poi osservato, "siamo abituati a vedere Francesco come l'uomo provvidenziale" capace di rinnovare la Chiesa in un tempo di forti tensioni. Francesco dunque come "una specie di mediatore tra gli eretici ribelli e la Chiesa istituzionale". In realtà, però, ha ammonito padre Cantalamessa, "quell'intenzione non ha mai sfiorato la mente di Francesco. Egli non pensò mai di essere chiamato a riformare la Chiesa". Ma cosa aveva voluto fare allora Francesco? "Ripristinare nel mondo la forma e lo stile di vita di Gesù":

"Scrivendo la Regola per i suoi frati comincerà così: 'La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo'. Francesco non teorizzò questa sua scoperta, facendone il programma per la riforma della Chiesa. Egli realizzò in sé la riforma e così indicò tacitamente alla Chiesa l'unica via per uscire dalla crisi: riaccostarsi al vangelo, riaccostarsi agli uomini e in particolare agli umili e ai poveri".

Francesco, ha proseguito, "fece a suo tempo quello che al tempo del Concilio Vaticano II si intendeva con il motto: abbattere i bastioni":

"Rompere l'isolamento della Chiesa, riportarla a contatto con la gente. Uno dei fattori di oscuramento del vangelo era la trasformazione dell'autorità intesa come servizio, in autorità intesa come potere che aveva prodotto infiniti conflitti dentro e fuori la Chiesa. Francesco, per conto suo, risolve il problema in senso evangelico. Nel suo Ordine, novità assoluta, i superiori si chiameranno ministri, cioè servi, e tutti gli altri frati, cioè fratelli".

Per riformare la Chiesa, dunque, bisogna iniziare a riformare se stessi. Francesco, ha detto padre Cantalamessa, ci insegna che se vogliamo davvero seguire Gesù e vivere per lui, dobbiamo rinnegare noi stessi. Significa "rimettere sempre al primo posto, nelle nostre intenzioni, la gloria di Cristo":

"Sia quelli che Dio chiama a riformare la Chiesa per via di santità, sia quelli che si sentono chiamati a rinnovarla per via di critica, sia quelli che egli stesso chiama a riformarla per via dell'ufficio che ricoprono. La stessa cosa da cui è cominciata l'avventura spirituale di Francesco: la sua conversione dall'io a Dio, il suo rinnegamento di sé. È così che nascono i veri riformatori, quelli che cambiano davvero qualcosa nella Chiesa".