domenica 11 gennaio 2015

Papa: attenzione ai poveri è Vangelo, non comunismo o pauperismo Radio Vaticana

Papa: attenzione ai poveri è Vangelo, non comunismo o pauperismo Radio Vaticana

Papa: attenzione ai poveri è Vangelo, non comunismo o pauperismo

"L'attenzione per i poveri è nel Vangelo, non è un'invenzione del comunismo": così il Papa in un'intervista rilasciata ad Andrea Tornielli, coordinatore di "Vatican Insider", e Giacomo Galeazzi, vaticanista del quotidiano "La Stampa". L'intervista al Pontefice conclude il libro intitolato "Papa Francesco. Questa economia uccide", dedicato al magistero sociale del Pontefice. Il volume raccoglie ed analizza i documenti del magistero su povertà, immigrazione, giustizia sociale e salvaguardia del Creato. Edito da Piemme, il libro uscirà martedì 13 gennaio, ma oggi "La Stampa" ha anticipato ampi stralci dell'intervista al Papa. Il servizio di Isabella Piro:

Scelta preferenziale per i poveri deriva da parole di Gesù

"L'attenzione per i poveri è nel Vangelo ed è nella tradizione della Chiesa, non è un'invenzione del comunismo e non bisogna ideologizzarla": spiega così Papa Francesco la continuità, nella tradizione ecclesiale, della "scelta preferenziale per i poveri". "Un'attenzione che ha la sua origine nel Vangelo – ribadisce – documentata già nei primi secoli del cristianesimo": basti citare i primi Padri della Chiesa, del II o del III secolo. Le loro omelie non si possono definire "marxiste", spiega il Pontefice, perché quando"la Chiesa invita a vincere la 'globalizzazione dell'indifferenza' è lontana da qualunque interesse politico e da qualunque ideologia". Essa è "mossa unicamente dalle parole di Gesù" e "vuole offrire il suo contributo alla costruzione di un mondo dove ci si custodisca e ci si prenda cura l'uno dell'altro".

Aborto, risultato di cultura dello scarto
A proposito della globalizzazione, Papa Francesco ne mette in risalto le luci e le ombre: da una parte, essa "ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà", portando ad "una crescita della ricchezza mondiale in termini assoluti", ma dall'altra la globalizzazione "ha condannato tante altre persone a morire di fame", provocando un aumento "delle disparità" e la nascita di "nuove povertà". È un sistema economico e sociale che pone al centro il denaro, lo trasforma in idolo – sottolinea il Pontefice – e riduce uomini e donne a "semplici strumenti", provocando "profondi squilibri". Ciò che predomina nella cultura, nella politica, nella sociologia è "lo scarto" di ciò che non serve: bambini, giovani, anziani. "La cultura della scarto porta a rifiutare i bambini anche con l'aborto", ribadisce il Papa che poi si dice "colpito" dai "tassi di natalità così bassi in Italia", perché "così si perde il legame con il futuro".

Eutanasia nascosta per anziani abbandonati
La cultura dello scarto porta anche "all'eutanasia nascosta degli anziani che vengono abbandonati", invece di essere considerati "come la nostra memoria, il legame con il nostro passato, una risorsa di saggezza per il presente". Anche i giovani sono colpiti da questo atteggiamento, tanto che – nota Papa Bergoglio – "nei Paesi sviluppati ci sono tanti milioni di giovani al di sotto dei 25 anni che non hanno lavoro". Sono i giovani "né-né" – li definisce il Pontefice – "non studiano perché non hanno possibilità di farlo e non lavorano perché manca il lavoro". Il Papa, allora, pone un interrogativo: "Quale sarà il prossimo scarto?".

Risolvere povertà per guarire il mondo
Di qui, l'appello forte: "Fermiamoci, per favore!", "non consideriamo questo stato di cose come irreversibile, non rassegniamoci", ma "cerchiamo di costruire una società e un'economia dove siano al centro l'uomo ed il suo bene, non il denaro", perché "senza una soluzione ai problemi dei poveri, non risolveremo i problemi del mondo". Ciò che occorre, ribadisce il Papa, è "l'etica nell'economia e nella politica"; servono "programmi, meccanismi e processi orientati ad una migliore distribuzione delle risorse, alla creazione del lavoro, alla promozione integrale di chi è escluso".

No ad autonomia assoluta dei mercati
Soprattutto, occorrono "uomini e donne con le braccia alzate verso Dio per pregarlo", consapevoli che "l'amore e la condivisione da cui deriva l'autentico sviluppo" non sono  "un prodotto" dell'uomo, ma "un dono da chiedere". Questi uomini e queste donne, esorta il Papa, si impegnino a tutti i livelli – sociale, politico, istituzionale ed economico – "mettendo al centro il bene comune", perché "i mercati e la speculazione non possono godere di un'autonomia assoluta". "Non possiamo più aspettare – mette in guardia il Pontefice - per risolvere le cause strutturali della povertà, per guarire le nostre società da una malattia che può portare solo a nuove crisi".

Pauperismo, caricatura del Vangelo
Infine, Papa Francesco ricorda che il Vangelo "non condanna i ricchi, ma l'idolatria della ricchezza che rende insensibili al grido del povero". E quindi mette in guardia dal pauperismo, definendolo "una caricatura del Vangelo e della stessa povertà". Al contrario, "il legame profondo tra la povertà ed il cammino evangelico", insegnatoci da San Francesco d'Assisi, è il vero "protocollo" sulla base del quale l'uomo sarà giudicato: esso significa "avere cura del prossimo, di chi è povero, di chi soffre nel corpo e nello spirito, di chi è nel bisogno". E questo non è pauperismo – conclude il Papa - ma Vangelo.



Inviato da iPhone

giovedì 25 dicembre 2014

Santa Messa nella Solennità della Natività del Signore (24 dicembre 2014)

Farsi raggiungere dal Gesù bambino, cioè dalla luce che squarcia le tenebre




Santa Messa nella Solennità della Natività del Signore (24 dicembre 2014)

SANTA MESSA DELLA NOTTE

SOLENNITÀ DELLA NATIVITÀ DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Mercoledì, 24 dicembre 2014

[Multimedia]


«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). «Un angelo del Signore si presentò [ai pastori] e la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,9). Così la liturgia di questa santa notte di Natale ci presenta la nascita del Salvatore: come luce che penetra e dissolve la più densa oscurità. La presenza del Signore in mezzo al suo popolo cancella il peso della sconfitta e la tristezza della schiavitù, e instaura la gioia e la letizia.

Anche noi, in questa notte benedetta, siamo venuti alla casa di Dio attraversando le tenebre che avvolgono la terra, ma guidati dalla fiamma della fede che illumina i nostri passi e  animati dalla speranza di trovare la "grande luce". Aprendo il nostro cuore, abbiamo anche noi la possibilità di contemplare il miracolo di quel bambino-sole che rischiara l'orizzonte sorgendo dall'alto.

L'origine delle tenebre che avvolgono il mondo si perde nella notte dei tempi. Ripensiamo all'oscuro momento in cui fu commesso il primo crimine dell'umanità, quando la mano di Caino, accecato dall'invidia, colpì a morte il fratello Abele (cfr Gen 4,8). Così, il corso dei secoli è stato segnato da violenze, guerre, odio, sopraffazione. Ma Dio, che aveva riposto le proprie attese nell'uomo fatto a sua immagine e somiglianza, aspettava. Dio aspettava. Egli ha atteso talmente a lungo che forse ad un certo punto avrebbe dovuto rinunciare. Invece non poteva rinunciare, non poteva rinnegare sé stesso (cfr 2 Tm 2,13). Perciò ha continuato ad aspettare con pazienza di fronte alla corruzione di uomini e popoli. La pazienza di Dio. Quanto è difficile capire questo: la pazienza di Dio verso di noi!

Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. In questo consiste l'annuncio della notte di Natale. Dio non conosce lo scatto d'ira e l'impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto; e tutti i giorni, con pazienza. La pazienza di Dio.

La profezia di Isaia annuncia il sorgere di una immensa luce che squarcia il buio. Essa nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall'affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori. Quando gli angeli annunciarono ai pastori la nascita del Redentore, lo fecero con queste parole: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). Il "segno" è proprio l'umiltà di Dio, l'umiltà di Dio portata all'estremo; è l'amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza.

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? "Ma io cerco il Signore" – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?

E ancora: abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto, oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo! Pazienza di Dio, vicinanza di Dio, tenerezza di Dio.

La risposta del cristiano non può essere diversa da quella che Dio dà alla nostra piccolezza. La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine. Quando ci rendiamo conto che Dio è innamorato della nostra piccolezza, che Egli stesso si fa piccolo per incontrarci meglio, non possiamo non aprirgli il nostro cuore, e supplicarlo: "Signore, aiutami ad essere come te, donami la grazia della tenerezza nelle circostanze più dure della vita, donami la grazia della prossimità di fronte ad ogni necessità, della mitezza in qualsiasi conflitto".

Cari fratelli e sorelle, in questa notte santa contempliamo il presepe: lì «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1). La vide la gente semplice, la gente disposta ad accogliere il dono di Dio. Al contrario, non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i propri criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura. Guardiamo il presepe e preghiamo, chiedendo alla Vergine Madre: "O Maria, mostraci Gesù!".