lunedì 21 aprile 2014

LA LETTERA D’AMORE PER TE, SCRITTA COL SANGUE – lo Straniero


LA LETTERA D'AMORE PER TE, SCRITTA COL SANGUE

Il 9 aprile scorso, durante l'Udienza generale in Piazza San Pietro, una persona dalla folla ha gridato verso il Pontefice: "Papa Francesco, sei unico!". Il Santo Padre gli ha risposto: "Anche tu, anche tu sei unico. Non ci sono due come te".

Con quella semplice battuta ha espresso una verità immensa, che caratterizza il cristianesimo. Infatti per il mondo il singolo è solo un numero, sostituibile con tanti altri, cioè sacrificabile al potere.

Le ideologie moderne poi considerano come protagonisti della storia dei soggetti collettivi (la Razza, la Classe, la Nazione, l'Umanità) o entità astratte come il Mercato, il Capitale, il Partito e lo Stato.

RIVOLUZIONE

Invece con l'avvenimento cristiano accade qualcosa di rivoluzionario: l'unico Dio che scende sulla terra e ha pietà di ogni singola persona, specie del miserabile, del peccatore incallito, del malato, di ciascun uomo.

Per compassione il Figlio di Dio lo abbraccia, lo risana, lo perdona, addirittura si inginocchia davanti a lui e gli lava i piedi (ovvero fa quello che facevano gli schiavi agli ospiti). Fino a morire per lui, per quel singolo essere (insignificante per il mondo).

Davvero una rivoluzione, un totale capovolgimento dell'ordine costituito da millenni, da sempre basato sui sacrifici umani, in molte forme (a partire dallo schiavismo, fondamento delle economie antiche).

Lo colse bene il più fiero avversario moderno del Nazareno, ovvero Friedrich Nietzsche che scrisse: "L'individuo fu tenuto dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare, ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani… La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie – è dura, è piena di autosuperamento, perché abbisogna del sacrificio dell'uomo. E questo pseudoumanesimo che si chiama cristianesimo, vuole giungere appunto a far sì che nessuno venga sacrificato".

Noi neanche più ce ne rendiamo conto. Ma il cristianesimo è entrato nel mondo proclamando la fine di tutti i sacrifici umani.

In quale modo lo ha fatto? Col sacrificio del Figlio di Dio. L'editto di liberazione è scritto sulla sua stessa carne.

Lo ha spiegato il filosofo René Girard: Gesù è letteralmente "l'Agnello di Dio" (il capro espiatorio) che si offre in olocausto affinché tutti vengano liberati dalla schiavitù del male e nessun essere umano venga più sacrificato agli dèi della menzogna e della morte.

Ma – attenzione – ancora una volta Gesù non si offre a quella morte orrenda per un'astratta Umanità, bensì per ogni singolo, per me che scrivo questo articolo, per te che leggi.

La dottrina cattolica è arrivata ad affermare che, agli occhi di Dio, la salvezza di un singolo essere umano vale più dell'intero creato.

E la mistica ci ha fatto scoprire che – in un modo misterioso – in quelle ore di atroci sofferenze Gesù pensò proprio a ognuno di noi, nome per nome, ai nostri volti. Uno per uno.

Fa impressione accostare questa rivelazione dei mistici alle fasi del supplizio di Gesù.

La Sindone ci dà la perfetta immagine fisica di quelle atroci torture che il Vangelo elenca in modo scarno, quasi freddo. Vediamole.

LETTERA DI SANGUE

Le tante tumefazioni sul volto sono i segni dei pugni sopportati (con gli sputi e gli insulti) nelle fasi concitate dell'arresto. Però il naso rotto, l'occhio gonfio e i sopraccigli feriti (evidenti sulla Sindone) sono anche la traccia della bastonata in faccia subita da Gesù durante l'interrogatorio del Sinedrio (Gv 18, 22-23).

Poi c'è quell'inedita macellazione dei 120 colpi di flagello romano (a tre punte) che gli hanno devastato tutto il corpo strappandogli la carne in più di trecento punti (un supplizio del tutto anomalo anche per i crocifissi).

Ma una delle cose più dolorose per Gesù è il peso ruvido della traversa della croce che, lungo il tragitto del Calvario, letteralmente gli scopre le ossa delle spalle provocando sofferenze indicibili.

Poi Gesù avrà la testa trafitta da circa 50 lunghe spine (la corona beffarda dei soldati romani), qualcosa che non è umanamente sopportabile.

Ma la Sindone mostra anche ferite al volto e alle ginocchia dovute alle cadute mentre andava al Calvario (avendo le braccia legate alla traversa della Croce, non poteva ripararsi la faccia).

Infine le ferite dei chiodi, per la crocifissione, e le ore trascorse a respirare dovendosi appoggiare proprio sugli arti inchiodati.

Bisognerebbe fissare una per una queste atroci sofferenze ricordando che in quel momento Gesù pensava a me e a te, sopportava tutto per me e te, al posto mio e tuo, perché non fossimo sacrificati alle crudeli divinità delle tenebre.

SCOPERTE RECENTI

In questi giorni si è saputo che un'équipe di studiosi veneti, lavorando sulla Sindone, ha scoperto altri particolari impressionanti.

I ricercatori Matteo Bevilacqua, direttore del reparto di Fisiopatologia Respiratoria dell'Ospedale di Padova e Raffaele De Caro, direttore dell'Istituto di Anatomia Normale dell'Università di Padova, hanno lavorato insieme con Giulio Fanti, professore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Ateneo padovano che già in passato ha pubblicato studi sulla Sindone che ne accreditano l'antichità.

Dunque questi specialisti hanno provato a riprodurre ciò che fu inflitto all'uomo della Sindone: la simulazione ha comportato due anni di lavoro.

Hanno concluso che le mani del crocifisso probabilmente furono bucate dai chiodi due volte, evidentemente perché non si riusciva a fissarle ai solchi già prefissati sulla croce.

"Per i piedi invece la situazione cambia", spiega Bevilacqua (le sue dichiarazioni sono riportate dal Mattino di Padova). "Il piede di destra aveva sia due chiodi che due inchiodature: era stato infilato un chiodo a metà piede per assicurare l'arto sulla trave, poi è stato infilato un altro chiodo lungo due centimetri per riuscire ad accavallare il calcagno del piede sinistro sulla caviglia del piede destro".

Atrocità che si aggiungono a quelle già note, riferite dai Vangeli. Del resto la crocifissione, nel caso di Gesù, "è stata particolarmente brutale" affermano questi specialisti "perché fatta su un soggetto paralizzato che aveva perso molto sangue e che era stato abbondantemente flagellato".

Ma perché l'uomo della Sindone era in parte "paralizzato"?

Questi specialisti spiegano che la traversa della croce, di una cinquantina di chili, in una delle cadute avrebbe provocato un grave trauma al collo, con una lesione dell'innervazione e una conseguenze paralisi del braccio destro.

Per questo i soldati romani costrinsero Simone di Cirene a portare la croce che Gesù non poteva più sostenere. I ricercatori padovani – i quali aggiungono che l'uomo della Sindone aveva pure una lussazione della spalla – spiegano anche le cause cardiache della morte.

PROVA DELLA RESURREZIONE

Tutti dati reperibili sulla Sindone che però porta anche le tracce della resurrezione. Per la connessione di questi tre dati.

Primo: i medici legali che hanno lavorato in passato su quel lenzuolo hanno appurato che esso ha sicuramente avvolto il cadavere di un uomo morto per crocifissione.

Secondo: gli scienziati americani dello Sturp che analizzò la Sindone, con strumenti assai sofisticati, conclusero che quel corpo morto non rimase dentro al lenzuolo più di 40 ore perché non vi è alcuna traccia di putrefazione.

Terzo. Costoro accertarono che i contorni della macchie di sangue provano che non vi fu alcun movimento fra il corpo e il lenzuolo. Il mancato strappo dei coaguli ematici rivela che il corpo non si spostò, né fu spostato, ma uscì dal lenzuolo come passandovi attraverso.

E con il misterioso sprigionarsi, dal corpo stesso, di una energia sconosciuta che ha fissato quell'immagine (tuttora senza spiegazione scientifica).

Arnaud-Aaron Upinsky osservò che "la Sindone porta la prova di un fatto metafisico". In effetti è la resurrezione di Gesù. Che ha sconfitto il male e la morte per ciascuno di noi. Uno per uno. E ci regala l'immortalità.

Antonio Socci

Da "Libero", 20 aprile 2014

Facebook: "Antonio Socci pagina ufficiale"


martedì 8 aprile 2014

Il Papa: il cristianesimo non è per essere educati, la Croce non è un ornamento


Il Papa: il cristianesimo non è per essere educati, la Croce non è un ornamento

"Non esiste un cristianesimo senza Croce". E' quanto affermato da Papa Francesco nella Messa di stamani a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che "non c'è possibilità di uscire da soli dal nostro peccato" e ha ribadito che la Croce non è un ornamento da mettere sull'altare, ma il mistero dell'amore di Dio. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3

In cammino nel deserto, il popolo mormorava contro Dio e contro Mosè. Ma quando il Signore mandò dei serpenti, il popolo ammise il suo peccato e chiese un segno di salvezza. Papa Francesco ha preso spunto dalla Prima lettura, tratta dal Libro dei Numeri, per riflettere sulla morte nel peccato. E subito ha notato che Gesù, nel Vangelo odierno, mette in guardia i farisei dicendo loro: "Morirete nel vostro peccato":

"Non c'è possibilità di uscire da soli dal nostro peccato. Non c'è possibilità. Questi dottori della legge, queste persone che insegnavano la legge, non avevano un'idea chiara su questo. Credevano, sì, nel perdono di Dio, ma si sentivano forti, sufficienti, sapevano tutto. E alla fine avevano fatto della religione, dell'adorazione a Dio, una cultura con i valori, le riflessioni, certi comandamenti di condotta per essere educati, e pensavano, sì, che il Signore può perdonare, lo sapevano, ma (era) troppo lontano tutto questo".

Il Signore nel deserto, ha poi rammentato, comanda a Mosè di fare un serpente e metterlo su un'asta e chi sarà morso dai serpenti e lo guarderà resterà in vita. Ma cos'è il serpente, si è chiesto il Papa? "Il serpente è il segno del peccato", come già vediamo nel Libro della Genesi quando "è stato il serpente a sedurre Eva, a proporle il peccato". E Dio, ha proseguito, manda a innalzare il "peccato come bandiera di vittoria". Questo, ha detto Francesco, "non si capisce bene se non capiamo quello che Gesù ci dice nel Vangelo". Gesù dice ai Giudei: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, adesso conoscerete che io sono". Nel deserto, ha detto, è stato dunque innalzato il peccato, "ma è un peccato che cerca salvezza, perché guarisce lì". A essere innalzato, ha sottolineato, è il Figlio dell'uomo, il vero Salvatore, Gesù Cristo:

"Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace. Queste sono conseguenze. Il cristianesimo è una persona, una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci; si è fatta peccato. E così come nel deserto è stato innalzato il peccato, qui è stato innalzato Dio, fatto uomo e fatto peccato per noi. E tutti i nostri peccati erano lì. Non si capisce il cristianesimo senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire".

E per questo l'Apostolo Paolo, ha proseguito, "quando parla di che cosa si gloria lui - anche possiamo dire di che cosa ci gloriamo noi" - dice: "Dei nostri peccati". Noi, ha osservato il Papa, "non abbiamo altre cose di cui gloriarci, questa è la nostra miseria". Ma, ha aggiunto, "da parte della misericordia di Dio, noi ci gloriamo in Cristo crocifisso". E per questo, ha rimarcato, "non esiste un cristianesimo senza Croce e non esiste una Croce senza Gesù Cristo". Il cuore della salvezza di Dio, ha detto ancora, "è il suo Figlio, che prese su di Lui tutti i nostri peccati, le nostre superbie, le nostre sicurezze, le nostre vanità, le nostre voglie di diventare come Dio". Per questo, ha ammonito, "un cristiano che non sa gloriarsi in Cristo crocifisso non ha capito cosa significa essere cristiano". Le nostre piaghe, ha soggiunto, "quelle che lascia il peccato in noi, soltanto si guariscono con le piaghe del Signore, con le piaghe di Dio fatto uomo, umiliato, annientato". "Questo – ha affermato Papa Francesco – è il mistero della Croce":

"Non è un ornamento, che noi dobbiamo mettere sempre nelle chiese, sull'altare, lì. Non è un simbolo che ci distingue dagli altri. La Croce è il mistero, il mistero dell'amore di Dio, che umilia se stesso, si fa 'niente', si fa peccato. Dove è il tuo peccato? 'Ma non so, ne ho tanti qui'. No, il tuo peccato è lì, nella Croce. Vai a cercarlo lì, nelle piaghe del Signore, e il tuo peccato sarà guarito, le tue piaghe saranno guarite, il tuo peccato sarà perdonato. Il perdono che ci dà Dio non è cancellare un conto che noi abbiamo con Lui: il perdono che ci dà Dio sono le piaghe del suo Figlio sulla Croce, innalzato sulla Croce. Che Lui ci attiri verso di Lui e che noi ci lasciamo guarire".