sabato 14 settembre 2013

Siria, tra le suore di Maloula «prigioniere» dei ribelli | Tempi.it

Siria. Suore di Maloula "prigioniere" dei ribelli sono salvate dall'esercito. «Maria ci ha protetto» Video

Siria, forti scontri nel villaggio Maaloula tra governo e ribelli«Un tempo era la piazza. Ora è il campo di battaglia dove si decide il destino di Maloula». Inizia così il reportage pubblicato oggi sul Giornale da Gian Micalessin, che sta seguendo sul campo il tentativo dell'esercito siriano di strappare ai terroristi islamici di al-Nusra l'antico villaggio cristiano, dove si parla ancora l'aramaico, la lingua di Gesù. «Ora le voci dei cristiani di Maloula sono lontane. Sopraffatte dalla guerra. Terrorizzate dagli Allah Akbar dei miliziani qaedisti di al-Nusra asserragliati lassù tra le mura del Convento di San Sergio e i ruderi di un hotel diventato, in questo 11 settembre siriano, il nuovo covo di Al Qaida», scrive.

«DIO VI BENEDICA». Poco sotto, «si stagliano le cupole del monastero di Santa Tecla. Lì da una settimana entrano ed escono solo i militanti jihadisti. Lì sopravvivono prigioniere una trentina fra suore e orfanelle. Il capitano Alì vuole andarle a prendere. Il piano sembra perfetto. (…)». Una volta riusciti ad entrare, sfuggendo ai tiri dei cecchini, l'inviato del Giornale e i soldati dell'esercito incontrano le suore: «"Che Dio vi benedica, che Dio vi benedica", la superiora Felaja Sayaf ripete quelle due parole, poi s'interrompe, racconta. "Sabato i ribelli hanno fatto saltare a colpi di kalashnikov il portone d'ingresso, sono entrati e per quattro notti hanno dormito davanti al portone. Non ci hanno fatto nulla, ma ogni giorno entravano e controllavano"».

 RIBELLI CONTRATTACCANO. Una volta entrati, i soldati scoprono che «il carro armato è stato colpito. il vice di Alì e morto. I cecchini hanno fatto saltare la testa ad un altro degli uomini mandati alla rocca. E i sopravvissuti sono già ripiegati nella piazza del villaggio sotto di noi. A loro si sono uniti, contagiati dalla paura, anche i tre uomini con mitragliatrice e lanciagranate che il comandante aveva lasciato fuori dal convento per evitar sorprese. Alì non lo dice, ma non ci vuole molto a capirlo. Siamo soli. Il capitano, sette soldati, un cameraman, un interprete e il sottoscritto».

IL RITORNO DISPERATO. I rinforzi non possono arrivare, Alì «mi guarda e sussurra una frase da brivido. "Se ci trovano qui uccidono anche suore e orfanelle. Usciamo e tentiamo di scendere. Se necessario io e i miei uomini moriremo combattendo. Meglio che sgozzati e decapitati". La madre superiore s'avvicina, ci segna la fronte con la croce, m'infila un'immagine della Madonna nel giubbotto antiproiettile. "Le nostre preghiere sono con voi, andate con il Signore"».

«LA MADONNA CI HA PROTETTI». Il gruppo scende, mentre «risplende la luna. Non appena il suo cono disegna le nostre ombre dieci, venti dita premono il grilletto. Una salva di piombo ricama la terrazza sopra le nostre teste, ma noi siamo già oltre, già più in basso. Come una muta impazzita rimbalziamo di viuzza in viuzza scivoliamo, barcolliamo, ci calpestiamo mentre le canne dei kalashnikov controllano ogni angolo. (…) Potrebbero essere ovunque, ma non ci sono. Gli spari sono solo sopra e noi, ora, siamo nella piazza. Alì mi abbraccia, mi sfila dal giubbotto la Madonna di madre Najaf. La bacia. "Siamo vivi, giornalista. Lei ci ha protetto"».

Firma l'appello contro l'intervento militare in Siria




Inviato da IPhone 

venerdì 13 settembre 2013

Siria. Maalula: la morte "in odium fidei" del giovane Sarkis - Radio Vaticana

Siria. Maalula: la morte "in odium fidei" del giovane Sarkis - Radio Vaticana

Soldati dell'esercito regolare sono entrati a Maalula, il villaggio cristiano attaccato nei giorni scorsi e preso da gruppi islamisti. Secondo fonti locali contattate dall'agenzia Fides, ai soldati si sono affiancati giovani cristiani del villaggio che sono sotto il fuoco dei cecchini, appostati nelle case. L'impresa di liberarlo dalle ultime sacche di resistenza si preannuncia molto ardua, per la struttura stessa del villaggio, dove le case sono arroccate sulle pendici della montagna. Per i cristiani di Maalula, è già "terra di martiri". Grazie a una testimone oculare, una donna cristiana (anonima per motivi di sicurezza), attualmente in ospedale a Damasco, all'agenzia Fides ha ricostruito nel dettaglio la sorte dei tre cristiani uccisi a Maalula. Le loro esequie si sono celebrate il 10 settembre a Damasco, nella cattedrale greco-cattolica, in una celebrazione presieduta dal patriarca melkita Gregorio III Laham, alla presenza di vescovi di altre confessioni. Secondo quanto racconta a Fides la donna, i gruppi armati sono penetrati il 7 settembre in molte case dei civili, distruggendo e terrorizzando, colpendo tutte le immagini sacre. In una casa vi erano tre uomini greco cattolici Mikhael Taalab, suo cugino Antoun Taalab, Sarkis el Zakhm, nipote di Mikhael, e la donna, loro parente, che racconta l'episodio. Gli islamisti hanno intimato a tutti i presenti di convertirsi all'islam, pena la morte. Sarkis ha risposto con chiarezza: "Sono cristiano e se volete uccidermi perchè sono cristiano, fatelo". Il giovane è stato ucciso a sangue freddo, con gli altri due. La donna è rimasta ferita ed è salva per miracolo, in seguito condotta in ospedale a Damasco. "Quello di Sarkis è un vero martirio, una morte in odium fidei", dice a Fides suor Carmel, fra i cristiani di Damasco che assistono gli sfollati di Maalula. I presenti al funerale erano molto commossi. Oggi gli sfollati di Maalula, in maggioranza a Damasco, rimarca la suora, "chiedono solo di poter tornare alle proprie case, in pace e sicurezza". Secondo quanto appreso da Fides, i religiosi, uomini e donne, tuttora presenti a Maalula, sono sani e salvi. Le suore greco ortodosse del convento di Santa Tecla sono state "assediate" e sono rimaste nella paura per diversi giorni, mentre i gruppi armati minacciavano di fare irruzione nel convento. Dalle strutture sono state rimosse le croci e molte case dei civili sono state saccheggiate. (R.P.)


Inviato da IPhone