giovedì 6 settembre 2012

nella preghiera che avvertiamo in modo sempre crescente la presenza di Gesù

Udienza Generale, 5 settembre 2012, Benedetto XVI

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 5 settembre 2012

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La preghiera nella prima parte dell'Apocalisse (AP 1,4-3,22)

Cari fratelli e sorelle,

oggi, dopo l'interruzione delle vacanze, riprendiamo le Udienze in Vaticano, continuando in quella «scuola della preghiera» che sto vivendo insieme con voi in queste Catechesi del mercoledì.

Oggi vorrei parlare della preghiera nel Libro dell'Apocalisse, che, come sapete, è l'ultimo del Nuovo Testamento. E' un libro difficile, ma che contiene una grande ricchezza. Esso ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell'assemblea cristiana, radunata «nel giorno del Signore» (Ap 1,10): è questa infatti la traccia di fondo in cui si muove il testo.

Un lettore presenta all'assemblea un messaggio affidato dal Signore all'Evangelista Giovanni. Il lettore e l'assemblea costituiscono, per così dire, i due protagonisti dello sviluppo del libro; ad essi, fin dall'inizio, viene indirizzato un augurio festoso: «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia» (1,3). Dal dialogo costante tra loro, scaturisce una sinfonia di preghiera, che si sviluppa con grande varietà di forme fino alla conclusione. Ascoltando il lettore che presenta il messaggio, ascoltando e osservando l'assemblea che reagisce, la loro preghiera tende a diventare nostra.

La prima parte dell'Apocalisse (1,4-3,22) presenta, nell'atteggiamento dell'assemblea che prega, tre fasi successive. La prima (1,4-8) è costituita da un dialogo che – unico caso nel Nuovo Testamento – si svolge tra l'assemblea appena radunata e il lettore, il quale le rivolge un augurio benedicente: «Grazia a voi e pace» (1,4). Il lettore prosegue sottolineando la provenienza di questo augurio: esso deriva dalla Trinità: dal Padre, dallo Spirito Santo, da Gesù Cristo, coinvolti insieme nel portare avanti il progetto creativo e salvifico per l'umanità. L'assemblea ascolta e, quando sente nominare Gesù Cristo, ha come un sussulto di gioia e risponde con entusiasmo, elevando la seguente preghiera di lode: «A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1,5b-6). L'assemblea, avvolta dall'amore di Cristo, si sente liberata dai legami del peccato e si proclama «regno» di Gesù Cristo, che appartiene totalmente a Lui. Riconosce la grande missione che con il Battesimo le è stata affidata di portare nel mondo la presenza di Dio. E conclude questa sua celebrazione di lode guardando di nuovo direttamente a Gesù e, con entusiasmo crescente, ne riconosce «la gloria e la potenza» per salvare l'umanità. L'«amen» finale conclude l'inno di lode a Cristo. Già questi primi quattro versetti contengono una grande ricchezza di indicazioni per noi; ci dicono che la nostra preghiera deve essere anzitutto ascolto di Dio che ci parla. Sommersi da tante parole, siamo poco abituati ad ascoltare, soprattutto a metterci nella disposizione interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò che Dio vuole dirci. Tali versetti ci insegnano inoltre che la nostra preghiera, spesso solo di richiesta, deve essere invece anzitutto di lode a Dio per il suo amore, per il dono di Gesù Cristo, che ci ha portato forza, speranza e salvezza.

Un nuovo intervento del lettore richiama poi all'assemblea, afferrata dall'amore di Cristo, l'impegno a coglierne la presenza nella propria vita. Dice così: «Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto» (1,7a). Dopo essere salito al cielo in una «nube», simbolo della trascendenza (cfr At 1,9), Gesù Cristo ritornerà così come è salito al Cielo (cfr At 1,11b). Allora tutti i popoli lo riconosceranno e, come esorta san Giovanni nel Quarto Vangelo, «volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto» (19,37). Penseranno ai propri peccati, causa della sua crocifissione, e, come coloro che avevano assistito direttamente ad essa sul Calvario, «si batteranno il petto» (cfr Lc 23,48) chiedendogli perdono, per seguirlo nella vita e preparare così la comunione piena con Lui, dopo il suo ritorno finale. L'assemblea riflette su questo messaggio e dice: «Sì. Amen!» (Ap 1,7b). Esprime col suo «sì» l'accoglienza piena di quanto le è comunicato e chiede che questo possa davvero diventare realtà. E' la preghiera dell'assemblea, che medita sull'amore di Dio manifestato in modo supremo sulla Croce e chiede di vivere con coerenza da discepoli di Cristo. E c'è la risposta di Dio: «Io sono l'Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!» (1,8). Dio, che si rivela come l'inizio e la conclusione della storia, accoglie e prende a cuore la richiesta dell'assemblea. Egli è stato, è, e sarà presente e attivo con il suo amore nelle vicende umane, nel presente, nel futuro, come nel passato, fino a raggiungere il traguardo finale. Questa è la promessa di Dio. E qui troviamo un altro elemento importante: la preghiera costante risveglia in noi il senso della presenza del Signore nella nostra vita e nella storia, e la sua è una presenza che ci sostiene, ci guida e ci dona una grande speranza anche in mezzo al buio di certe vicende umane; inoltre, ogni preghiera, anche quella nella solitudine più radicale, non è mai un isolarsi e non è mai sterile, ma è la linfa vitale per alimentare un'esistenza cristiana sempre più impegnata e coerente.

La seconda fase della preghiera dell'assemblea (1,9-22) approfondisce ulteriormente il rapporto con Gesù Cristo: il Signore si fa vedere, parla, agisce, e la comunità, sempre più vicina a Lui, ascolta, reagisce ed accoglie. Nel messaggio presentato dal lettore, san Giovanni racconta una sua esperienza personale di incontro con Cristo: si trova nell'isola di Patmos a causa della «parola di Dio e della testimonianza di Gesù» (1,9) ed è il «giorno del Signore» (1,10a), la domenica, nella quale si celebra la Risurrezione. E san Giovanni viene «preso dallo Spirito» (1,10a). Lo Spirito Santo lo pervade e lo rinnova, dilatando la sua capacità di accogliere Gesù, il Quale lo invita a scrivere. La preghiera dell'assemblea che ascolta, assume gradualmente un atteggiamento contemplativo ritmato dai verbi «vede», «guarda»: contempla, cioè, quanto il lettore le propone, interiorizzandolo e facendolo suo.

Giovanni ode «una voce potente, come di tromba» (1,10b): la voce gli impone di inviare un messaggio «alle sette Chiese» (1,11) che si trovano nell'Asia Minore e,attraverso di esse, a tutte le Chiese di tutti i tempi, unitamente ai loro Pastori. L'espressione «voce … di tromba», presa dal libro dell'Esodo (cfr 20,18), richiama la manifestazione divina a Mosè sul monte Sinai e indica la voce di Dio, che parla dal suo Cielo, dalla sua trascendenza. Qui è attribuita a Gesù Cristo Risorto, che dalla gloria del Padre parla, con la voce di Dio, all'assemblea in preghiera. Voltatosi «per vedere la voce» (1,12), Giovanni scorge «sette candelabri d'oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d'uomo» (1,12-13), termine particolarmente familiare a Giovanni, che indica Gesù stesso. I candelabri d'oro, con le loro candele accese, indicano la Chiesa di ogni tempo in atteggiamento di preghiera nella Liturgia: Gesù Risorto, il «Figlio dell'uomo», si trova in mezzo ad essa e, rivestito delle vesti del sommo sacerdote dell'Antico Testamento, svolge la funzione sacerdotale di mediatore presso il Padre. Nel messaggio simbolico di Giovanni, segue una manifestazione luminosa di Cristo Risorto, con le caratteristiche proprie di Dio, che ricorrono nell'Antico Testamento. Si parla dei «capelli… candidi, simili a lana candida come neve» (1,14), simbolo dell'eternità di Dio (cfr Dn 7,9) e della Risurrezione. Un secondo simbolo è quello del fuoco, che, nell'Antico Testamento, viene spesso riferito a Dio per indicare due proprietà. La prima è l'intensità gelosa del suo amore, che anima la sua alleanza con l'uomo (cfr Dt 4,24). Ed è questa stessa intensità bruciante dell'amore che si legge nello sguardo di Gesù Risorto: «i suoi occhi erano come fiamma di fuoco» (Ap 1,14a). La seconda è la capacità inarrestabile di vincere il male come un «fuoco divoratore» (Dt 9,3). Così anche «i piedi» di Gesù, in cammino per affrontare e distruggere il male, hanno l'incandescenza del «bronzo splendente» (Ap 1,15). La voce di Gesù Cristo poi, «simile al fragore di grandi acque» (1,15c), ha il frastuono impressionante «della gloria del Dio di Israele» che si muove verso Gerusalemme, di cui parla il profeta Ezechiele (cfr 43,2). Seguono ancora tre elementi simbolici che mostrano quanto Gesù Risorto stia facendo per la sua Chiesa: la tiene saldamente nella sua mano destra - un'immagine molto importante: Gesù tiene la Chiesa nella sua mano - le parla con la forza penetrante di una spada affilata, e le mostra lo splendore della sua divinità: «il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Ap 1,16). Giovanni è talmente preso da questa stupenda esperienza del Risorto, che si sente venire meno e cade come morto.

Dopo questa esperienza di rivelazione, l'Apostolo ha davanti il Signore Gesù che parla con lui, lo rassicura, gli pone una mano sulla testa, gli dischiude la sua identità di Crocifisso Risorto e gli affida l'incarico di trasmettere un suo messaggio alle Chiese (cfr Ap 1,17-18). Una cosa bella questo Dio davanti al quale viene meno, cade come morto. E' l'amico della vita, e gli pone la mano sulla testa. E così sarà anche per noi: siamo amici di Gesù. Poi la rivelazione del Dio Risorto, del Cristo Risorto, non sarà tremenda, ma sarà l'incontro con l'amico. Anche l'assemblea vive con Giovanni il momento particolare di luce davanti al Signore, unito, però, all'esperienza dell' incontro quotidiano con Gesù, avvertendo la ricchezza del contatto con il Signore, che riempie ogni spazio dell'esistenza.

Nella terza ed ultima fase della prima parte dell'Apocalisse (Ap 2-3), il lettore propone all'assemblea un messaggio settiforme in cui Gesù parla in prima persona. Indirizzato a sette Chiese situate nell'Asia Minore intorno ad Efeso, il discorso di Gesù parte dalla situazione particolare di ciascuna Chiesa, per poi estendersi alle Chiese di ogni tempo. Gesù entra subito nel vivo della situazione di ciascuna Chiesa, evidenziandone luci e ombre e rivolgendole un pressante invito: «Convertiti» (2,5.16; 3,19c); «Tieni saldo quello che hai» (3,11); «compi le opere di prima» (2,5); «Sii dunque zelante e convertiti» (3,19b)... Questa parola di Gesù, se ascoltata con fede, inizia subito ad essere efficace: la Chiesa in preghiera, accogliendo la Parola del Signore viene trasformata. Tutte le Chiese devono mettersi in attento ascolto del Signore, aprendosi allo Spirito come Gesù richiede con insistenza ripetendo questo comando sette volte: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (2,7.11.17.29; 3,6.13.22). L'assemblea ascolta il messaggio ricevendo uno stimolo per il pentimento, la conversione, la perseveranza, la crescita nell'amore, l'orientamento per il cammino.

Cari amici, l'Apocalisse ci presenta una comunità riunita in preghiera, perché è proprio nella preghiera che avvertiamo in modo sempre crescente la presenza di Gesù con noi e in noi. Quanto più e meglio preghiamo con costanza, con intensità, tanto più ci assimiliamo a Lui, ed Egli entra veramente nella nostra vita e la guida, donandole gioia e pace. E quanto più noi conosciamo, amiamo e seguiamo Gesù, tanto più sentiamo il bisogno di fermarci in preghiera con Lui, ricevendo serenità, speranza e forza nella nostra vita. Grazie per l'attenzione.


Saluti:

Je salue les francophones présents, particulièrement les séminaristes de Luxembourg, accompagnés de l'Archevêque, Mgr Hollerich, et ceux des Missions étrangères de Paris. Puissiez-vous trouver chaque jour un temps de silence pour pouvoir entendre ce que Dieu veut vous dire ! Que Jésus soit lui-même votre guide sur le chemin de la prière ! Bon pèlerinage à tous !

I am pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present today, including those from England, Indonesia, Japan, the Philippines, and the United States. I am especially pleased to welcome the group of Missionary Sisters Servants of the Holy Spirit as well as the young men and women of the Focolare Movement who have been participating in this year's Genfest in Budapest. Dear young people, you have taken to heart Christ's call to promote unity in the human family by courageously building bridges. I therefore encourage you: be strong in your Catholic faith; and let the simple joy, the pure love, and the profound peace that come from the encounter with Jesus Christ make you radiant witnesses of the Good News before the young people of your own lands. God bless all of you abundantly!

Ganz herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, besonders die ständigen Diakone und die Kandidaten zum Diakonat der Diözese Gurk-Klagenfurt mit Bischof Schwarz sowie die Stadtjugendkapelle Landsberg am Lech. Christus lädt uns ein, die Freundschaft mit ihm im Gebet zu pflegen und so mit ihm gemeinsam eine bessere Zukunft zu gestalten. Bitten wir ihn um seinen Heiligen Geist, der die Liebe in der Welt zum Sieg führt. Euch allen wünsche ich Gottes reichsten Segen und schöne Tage hier in Rom!

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la diócesis de Santander, acompañados por su Obispo, así como a los demás grupos provenientes de España, Argentina, Venezuela, Colombia, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a descubrir la presencia de Cristo en nuestra vida. Mientras más oremos, con constancia e intensidad, mejor nos asimilaremos a Jesús, y Él entrará en nuestra existencia y la guiará, colmándonos de alegría y paz. Muchas gracias.

Amados fiéis brasileiros de Nossa Senhora das Dores e de São Bento e São Paulo, a graça e a paz de Jesus Cristo para todos vós e demais peregrinos de língua portuguesa. Quanto mais e melhor souberdes rezar, tanto mais sereis parecidos com o Senhor e Ele entrará verdadeiramente na vossa vida. É na oração que melhor podereis dar conta desta presença de Jesus em vós, recebendo serenidade, esperança e força na vossa vida. Tudo isto vos desejo, com a minha Bênção.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Apokalipsa świętego Jana Apostoła uczy nas modlitwy, która rodzi poczucie bliskości Chrystusa, uświadamia Jego obecność i działanie w nas oraz w dziejach świata. On jest naszą mocą i nadzieją. Darzy nas radością i pokojem. Prośmy, by On sam przewodził naszemu życiu i nam błogosławił. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. L'Apocalisse di San Giovanni Apostolo ci insegna la preghiera che genera il senso della vicinanza di Cristo, ci rende consapevoli della Sua presenza e la Sua azione in noi e nella storia del mondo. Lui è la nostra forza e la nostra speranza. Ci dona la grazia e la pace. Preghiamo perché Lui stesso sia la guida della nostra vita e ci benedica. Sia lodato Gesù Cristo.

Saluto in lingua slovacca:

S láskou pozdravujem účastníkov Púte Ordinariátu ozbrojených síl a zborov pod vedením jeho biskupa Františka Rábeka ako aj skupinu študentov a učiteľov Gymnázia svätého Jána Bosca z Bardejova.
Bratia a sestry, vaša návšteva Ríma počas Roka, v ktorom si Cirkev na Slovensku pripomína svätého Cyrila a Metoda, nech posilní vašu vernosť Kristovi a Apoštolskému Stolcu. Rád vás žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto con affetto i partecipanti al Pellegrinaggio dell'Ordinariato militare guidato dal loro Vescovo S.E. Mons. František Rábek, come pure il gruppo degli studenti e docenti del Ginnasio di San Giovanni Bosco di Bardejov.
Fratelli e sorelle, la vostra visita a Roma nell'Anno nel quale la Chiesa in Slovacchia ricorda i Santi Cirillo e Metodio, rafforzi la vostra fedeltà a Cristo e alla Sede Apostolica. Volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua croata:

Srdačno pozdravljam hodočasnike hrvatskoga jezika, posebno učenike nadbiskupske klasične gimnazije u Splitu.
Potičemvas da žarko molite za dar nade i snage u svojemživotu. HvaljenIsus i Marija.

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua croata, in particolare gli studenti del liceo classico arcivescovile di Spalato. Vi esorto a pregare con intensità per ricevere speranza e forza nella vostra vita. Siano lodati Gesù e Maria.

* * *

Cari fratelli e sorelle, rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i Vescovi e i sacerdoti ex-alunni del Collegio Urbano, che ricordano il 40° di Ordinazione sacerdotale. Auguri. Saluto i giovani di Pesaro accompagnati dal loro Pastore Mons. Coccia; i ragazzi di Lucca che hanno ricevuto la Cresima, qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Italo Castellani; gli altri ragazzi, provenienti da varie Regioni, che si apprestano a ricevere il Sacramento della Confermazione. Saluto altresì i rappresentanti della Pia Società San Gaetano. Auguro a tutti che questa visita alle tombe degli Apostoli vi rinsaldi nell'adesione a Cristo e vi renda suoi testimoni nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità ecclesiali.

Saluto infine tutti i giovani qui presenti, le persone ammalate e gli sposi novelli. Cari giovani, tornando dopo le vacanze alle consuete attività quotidiane, riprendete anche il ritmo regolare del vostro dialogo con Dio, che infonda luce in voi e attorno a voi. Cari ammalati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sappiate coltivare la dimensione spirituale, affinché la vostra unione sia sempre solida e profonda. Grazie.

 

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domenica 2 settembre 2012

Fwd: Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci



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Inizio messaggio inoltrato:

Da: lo Straniero <antonio.socci.web@gmail.com>
Data: 02 settembre 2012 09:02:52 CEST
A: mpoloni@yahoo.com
Oggetto: Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci

lo Straniero

Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci


IO NON SONO MARTINIANO, SONO CATTOLICO. COSA POSSIAMO FARE PER L'ANIMA DI CARLO MARIA MARTINI

Posted: 01 Sep 2012 11:22 PM PDT

Vedendo il mare di sperticati elogi ed esaltazioni sbracate del cardinale Martini sui giornali di ieri, mi è venuto in mente il discorso della Montagna dove Gesù ammonì i suoi così:  "Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi" (Luca 6, 24-26).  

I veri discepoli di Gesù infatti sono segno di contraddizione: "Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo (…) il mondo vi odia. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 16, 18-20).

Poi Gesù indicò ai suoi discepoli questa beatitudine: "Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli" (Luca 6,20-23).

Una cosa è certa, Martini è sempre stato portato in trionfo sui mass media di tutto il mondo, da decenni, e incensato specialmente su quelli più anticattolici e più ostili a Gesù Cristo e alla sua Chiesa.

Che vorrà dire? Obiettate che non dipendeva dalla sua volontà? Ma i fatti dicono che Martini ha sempre cercato l'applauso del mondo, ha sempre carezzato il Potere (quello della mentalità dominante) per il verso del pelo, quello delle mode ideologiche dei giornali laicisti, ottenendo applausi ed encomi.

E' stato un ospite assiduo e onorato dei salotti mediatici fino ai suoi ultimi giorni.

O vi risulta che abbia rifiutato l'esaltazione strumentale dei media che per anni lo hanno acclamato come l'Antipapa, come il contraltare di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI?

A me non risulta. Eppure avrebbe potuto farlo con parole ferme e chiare come fece don Lorenzo Milani quando la stampa progressista e la sinistra intellettuale e politica diceva: "è dei nostri".

Lui rispondeva  indignato: "Ma che dei vostri! Io sono un prete e basta!". Quando cercavano di usarlo contro la Chiesa, lui ribatteva a brutto muso: "in che cosa la penso come voi? Ma in che cosa?", "questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti. L'assoluzione dei peccati non me la dà mica L'Espresso. E la comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi".

E ancora: "Io ci ho messo 22 anni per uscire dalla classe sociale che scrive e legge L'Espresso e Il Mondo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono", "l'unica cosa che importa è Dio, l'unico compito dell'uomo è stare ad adorare Dio, tutto il resto è sudiciume".

Queste meravigliose parole di don Milani, avremmo voluto ascoltare dal cardinale, ma non le abbiamo mai sentite. Mai. Invece ne abbiamo sentite altre che hanno sconcertato e confuso noi semplici cattolici. Parole in cui egli faceva il controcanto puntuale all'insegnamento dei Papi e della Chiesa.

Tanto che ieri "Repubblica" si è potuta permettere di osannarlo così: "non aveva mai condannato l'eutanasia", "dal dialogo con l'Islam al sì al preservativo".

Tutto quello che le mode ideologiche imponevano trovava Martini dialogante e possibilista: "non è male che due persone, anche omosessuali, abbiano una stabilità e che lo Stato li favorisca", aveva detto.

E' del tutto legittimo – per chiunque – professare queste idee. Ma per un cardinale di Santa Romana Chiesa? Non c'è una contraddizione clamorosa? Cosa imporrebbe la lealtà?

Quando un cardinale afferma: "sarai felice di essere cattolico, e altrettanto felice che l'altro sia evangelico o musulmano" non proclama l'equivalenza di tutte le religioni?

Chi ricorda qualche vibrante pronunciamento di Martini che contraddiceva le idee "politically correct"? O chi ricorda un'ardente denuncia in difesa dei cristiani perseguitati?

Io non li ricordo. Preferiva chiacchierare con Scalfari e – sottolinea costui – "non ha mai fatto nulla per convertirmi". Lo credo. Infatti Scalfari era entusiasta di sentirsi così assecondato nelle sue fisime filosofiche.

Nella seconda lettera a Timoteo, san Paolo – ingiungendo al discepolo di predicare la sana dottrina – profetizza: "Verranno giorni, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità, per volgersi alle favole" (Tm 4, 3-4).

Nella sua ultima intervista, critica con la Chiesa, Martini si è chiesto dove sono "uomini che ardono", persone "che hanno fede come il centurione, entusiaste come Giovanni Battista, che osano il nuovo come Paolo, che sono fedeli come Maria di Magdala?".

Evidentemente non ne vede fra i suoi adepti, ma nella Chiesa ce ne sono tantissimi. Peccato che lui li abbia tanto combattuti, in qualche caso perfino portandoli davanti al suo Tribunale ecclesiastico. Sì, questa è la tolleranza dei tolleranti.

Martini ha incredibilmente firmato la prefazione a un libro di Vito Mancuso che – scrive "Civiltà cattolica" – arriva "a negare o perlomeno svuotare di significato circa una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica".

Ma il cardinale incurante definì questo libro una "penetrazione coraggiosa" e si augurò che venisse "letto e meditato da tante persone" (del resto Mancuso definisce Martini "il mio padre spirituale").

Dunque demolire i dogmi della fede non faceva insorgere Martini. Ma quando due giornalisti – in difesa della Chiesa – hanno criticato certi intellettuali cattoprogressisti, sono stati da Martini convocati davanti alla sua Inquisizione milanese e richiesti di abiura.

Che paradosso. L'unico caso, dopo il Concilio, di deferimento di laici cattolici all'Inquisizione per semplici tesi storiografiche porta la firma del cardinale progressista. "Il cardinale del dialogo", come lo hanno chiamato Corriere e Repubblica.

I giornali sono ammirati per le sue massime. Devo confessare che io le trovo terribilmente banali . Per esempio: "emerge il bisogno di lotta e impegno, senza lasciarci prendere dal disfattismo".

Sembra Napolitano. Grazie al cielo nella Chiesa ci sono tanti veri maestri di spiritualità e amore a Cristo. L'altro ritornello dei media è sull'erudizione biblica di Martini. Senz'altro vera.

Ma a volte il buon Dio mostra un certo umorismo. E proprio venerdì, il giorno del trapasso di Martini, la liturgia proponeva una Parola di Dio che sembra la demolizione dell'erudizione e della "Cattedra dei non credenti" voluta da Martini, dove pontificavano Cacciari e altri geni simili.

Scriveva dunque san Paolo che Cristo lo aveva mandato "ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio.

Sta scritto infatti: 'Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti'. Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dov'è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché… è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione… Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1Cor 1, 17-25).

E il Vangelo era quello delle dieci vergini, dove Gesù – ribaltando i criteri mondani – proclama "sagge" quelle che hanno conservato la fede fino alla fine e "stolte" quelle che l'hanno perduta.

Spero che il cardinale abbia conservato la fede fino alla fine. Le esaltazioni di Scalfari, Dario Fo, "Il Manifesto", Cacciari gli sono inutili davanti al Giudice dell'universo (se non saranno aggravanti).

Io, come insegna la Chiesa, farò dire delle messe e prenderò l'indulgenza perché il Signore abbia misericordia di lui. E' la sola pietà di cui tutti noi peccatori abbiamo veramente bisogno. E' il vero amore. Tutto il resto è vanità.

 

Antonio Socci

Da "Libero", 2 settembre 2012

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