martedì 21 agosto 2012

MONTI AL MEETING/ Vittadini: l'Italia? È come nel '48

Ci interessa questo giudizio realista sulla politica di Monti e il ruolo del cattolico adesso.
Sembra in linea con una giusta posizione aconfessionale che anche don Sturzo ha sempre consigliato.
Non sappiamo che inquadramento partitico da suggerire ma riteniamo che il miglior criterio di sempre sia quello del rapporto di amicizia con gente più avanti a noi , che ci offrono uno sguardo più umano nelle vicende della vitA 

MONTI AL MEETING/ Vittadini: l'Italia? È come nel '48

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MONTI AL MEETING/ Vittadini: l'Italia? È come nel '48
MONTI AL MEETING/ Vittadini: l'Italia? È come nel '48

Giorgio Vittadini

domenica 19 agosto 2012

«La crescita non nasce innanzitutto dalle politiche economiche e dalla programmazione, ma dalla valorizzazione dell'io in azione», così il professor Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà ci introduce ad uno dei temi fondamentali del Meeting, che culmina con la visita odierna del presidente del consiglio Mario Monti.

 

Da che cosa nasce l'idea della mostra "L'imprevedibile istante. I giovani per la crescita"?

 

La mostra si colloca sulla scia del lavoro svolto l'anno scorso sui "150 anni di sussidiarietà" che metteva in luce la virtuosa "anomalia italiana", la capacità di iniziativa di tanti "io" che dal basso e liberamente, motivati da ideali diversi, hanno dato vita a iniziative in risposta ai bisogni personali e di tutti, superando ogni crisi. Oggi vogliamo dimostrare che per rimettere in moto il Paese, prima di ogni politica economica c'è da considerare il soggetto del cambiamento: ogni singola persona che è sempre più grande delle circostanze in cui si trova. E quindi che il motore di un nuovo sviluppo capace di progettare il futuro del Paese non può che consistere nel liberare creatività, desideri, spirito di iniziativa, cioè rispettare il principio di sussidiarietà. Attraverso video, grafiche, animazioni, racconteremo moltissime esperienze nate da "imprevedibili istanti", momenti in cui dei giovani, nella scuola, in università e nel mondo del lavoro hanno deciso di non lasciarsi trascinare dal flusso delle cose e hanno preso iniziativa seguendo con tenacia e creatività un'intuizione che li ha portati a esplorare soluzioni nuove nell'affronto dei problemi. L'inizio della crescita non è la programmazione, ma la valorizzazione dell'io in azione.

 

Perché all'incontro di presentazione della mostra è stato invitato il presidente Monti?

 

Monti è stato chiamato a far fronte a un'emergenza nazionale dopo che il centrodestra non è riuscito né a contrastare la crisi né a fare la rivoluzione liberale che molti auspicavano, sprecando il grande consenso elettorale ottenuto; e il centrosinistra ha più volte fallito per i suoi contrasti interni e il suo vetusto statalismo spacciato per progressismo. Così oggi l'Italia rischia seriamente di andare in serie B, dilaniata dal debito pubblico e dalla mancanza di crescita: il governo Monti sta cercando di invertire la rotta su questi due temi. E a proposito della crescita, credo sia importante che il presidente veda questi esempi di giovani che non si danno per vinti ma sono propositivi e costruttivi e quindi offrono preziose indicazioni sulla strada di un nuovo sviluppo. Vale il detto di Guareschi che abbiamo ripreso nella mostra: "salvare il seme". Così si innesca un nuovo sviluppo.

 

Lei che sarà sul palco, cosa dirà al presidente?

 

Cercheremo di documentare come la strada per lo sviluppo non possa che essere quella della sussidiarietà e che la mancanza di crescita dipende infatti innanzitutto dai troppi lacci e laccioli che caratterizzano il sistema italiano, simboleggiati nella mostra dai "prigioni" di Michelangelo: lo statalismo contro l'autonomia della scuola pubblica e contro la parità delle scuole libere sembra giustificarsi per creare uguaglianza delle opportunità ma finisce in realtà per discriminare i poveri ed è contro il merito. Analogamente, la mancanza di competizione tra università (come avviene nei Paesi anglosassoni) fa si che i soldi siano distribuiti a pioggia, che molte sedi universitarie siano inadeguate e che la selezione sia sul reddito non sul merito (dopo cinque anni dalla laurea i figli dei ricchi fanno i lavori più qualificati). E terzo, nel mondo del lavoro si continua a confondere precariato con flessibilità difendendo altresì i privilegi clientelari di alcuni: così si ostacola l'inserimento dei lavoratori più giovani. In questo contesto vanno collocati gli esempi virtuosi citati, esperienze nate da "imprevedibili istanti" in cui dei giovani hanno deciso di non lasciarsi trascinare dal flusso delle cose e hanno preso iniziativa seguendo con tenacia e creatività un'intuizione che li ha portati a esplorare soluzioni nuove nell'affronto dei problemi. Occorre una svolta sussidiaria e solidale che rompa lacci e laccioli perché il loro esempio diventi un tentativo che contagi tutti.

 

Qual è il giudizio di questi primi nove mesi di governo Monti?



Inviato da iPhone

lunedì 13 agosto 2012

Fwd: Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci



Inviato da iPhone

Inizio messaggio inoltrato:

Da: lo Straniero <antonio.socci.web@gmail.com>
Data: 13 agosto 2012 09:03:02 CEST
A: mpoloni@yahoo.com
Oggetto: Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci

lo Straniero

Lo Straniero - Il blog di Antonio Socci


IL DISASTRO DEI CATTOLICI IN POLITICA (avremo un Meeting colonizzato dalla tecnocrazia finanziaria al potere? O il grido di libertà del popolo ciellino si farà sentire?)

Posted: 12 Aug 2012 01:27 AM PDT

"E' doveroso che, nella vita pubblica, i cattolici siano sempre più numerosi", ha affermato il cardinale Bagnasco, presidente della Cei. Infatti i giornali di ieri hanno titolato: "Bagnasco: più cattolici in politica".

DI PIU' ?

Ma siamo sicuri che manchino? A me pare che tutti si dicano cattolici. Dagli ultradestri di Forza Nuova ai comunisti Vendola e Crocetta, da Tonino Di Pietro a Silvio Berlusconi, da Monti a Tremonti, da Rosy Bindi a Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, da Leoluca Orlando a Raffaele Lombardo o Totò Cuffaro, dall'ex pannelliano ed ex verde Rutelli al post-socialista Sacconi, dall'ex radicale Roccella al caso politico del momento, il sindaco Renzi, dall'ex musulmano Magdi Allam a Borghezio, dalla Binetti a Ignazio Marino, da Mantovano a Buttiglione, perfino da Prodi a Sgarbi (che mi pare si dica cattolico).

E' il caso di dire: troppa grazia…

Uno dei pochi a dirsi pubblicamente ateo (abbracciando le battaglie laiciste), Gianfranco Fini, con coerenza tutta finiana ambisce ad essere tra i fondatori della "Cosa Bianca", cioè il nuovo raggruppamento cattolico. Le cui colonne – a difesa del valore della famiglia – oltre a Fini, sarebbero Casini e Passera (non è divertente?).

Mentre per l'altro pilastro – quello dello stato sociale (rivendicato da Olivero delle Acli, un altro dei fondatori, insieme al cislino Bonanni) – il Corriere suggerisce il nome di Emma Marcegaglia, notoriamente paladina degli operai e della dottrina sociale della Chiesa.

A sintesi di tutto – valore della famiglia e valori sociali – sempre secondo il Corriere c'è Luca Cordero di Montezemolo, che è davvero un simbolo vivente, per le masse cattoliche, di devozione e di battaglie per la famiglia e la giustizia sociale…

Il tutto in alleanza con il duo Bersani-Vendola che – di fronte alla grande emergenza economica del Paese – come prima idea ha lanciato quella delle "unioni gay" (la cosa che, come si sa, più sta a cuore agli operai e alla casalinga di Voghera).

Ma oltre alla "coerenza di valori", nella futura alleanza fra Cosa bianca e sinistra c'è anche un'ammirevole coerenza politica e programmatica.

Perché mentre il nuovo centro di Casini intende rappresentare il "partito di Monti", per riportare il tecnocrate a Palazzo Chigi dopo il 2013, il duo Bersani-Vendola con cui si allea è dichiaratamente "contro Monti" (Vendola-Fassina) e "per superare Monti" (Bersani). Come si vede: poche idee, ma molto confuse.

Non è chiaro poi cosa abbiano a che fare i cattolici con la tecnocrazia finanziaria rappresentata da Monti, da sempre contrapposta alla Chiesa (già Pio XI, nella "Quadragesimo anno", tuonava contro l' "imperialismo internazionale del denaro").

I PALETTI DELLA CHIESA

E' evidente allora che la richiesta di Bagnasco in realtà non riguarda il numero di politici cattolici. Ma la qualità e la loro direzione di marcia.

Probabilmente il suo intervento è stato provocato dal crollo del centrodestra il cui governo per la Chiesa fu perfino più favorevole di quelli della Dc.

Alla Cei e anche alla Segreteria di Stato vedevano assai di buon occhio la leadership e la candidatura di Alfano, che speravano si alleasse con l'Udc, ma poi tutto è naufragato.

Così Bagnasco ha riproposto i fondamenti di una seria presenza politica dei cattolici: i valori non negoziabili come base e i valori sociali come sviluppo. Ha posto dei paletti preventivi.

Perché la cosiddetta "Cosa bianca" non sembra nascere alla scuola del magistero Wojtyla-Ratzinger, né in continuità con la tradizione democristiana, ma sull'equivoca "operazione Todi", uno degli episodi più umilianti di subalternità culturale e politica dei cattolici ai salotti laicisti del "Corriere della sera" (i più accanitamente anticattolici).

DA DON STURZO A DON LURIO

E' pur vero che a Todi, Bagnasco fece un ottimo intervento per bocciare l'intenzione dichiarata del "Corriere" – gran burattinaio del convegno – di condannare l'epoca Ruini.

Ed è vero che lo stesso Bagnasco ribadì la centralità dei "valori non negoziabili" come base anche per una sana politica sociale (lo ha ripetuto in queste ore).

Tuttavia a Todi non ha prevalso la linea Bagnasco, ma quella del Corriere. Infatti l'evento è poi servito per le manovre politiche che hanno portato al potere Monti, Passera e Riccardi.

E non è mai stato ufficialmente sconfessato dalla Cei (solo a mezza bocca). "Avvenire" sembra talora l'organo ufficioso di Riccardi, dell' Udc e di Monti.

Del resto a Todi non si sono viste idee, ma solo le ambizioni di tanti personaggi in cerca di notorietà o di poltrone. Insomma un balletto politichese. Cosicché la "cosa bianca" che nasce da lì non sarà all'insegna di don Sturzo, ma casomai di don Lurio.

Quello che è successo da Todi in poi pone anche un altro problema. Ieri, sul "Corriere", il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ha sostenuto che è finita la "supplenza" esercitata dai vescovi, in politica, dopo la fine della Dc.

Poi ha aggiunto: "proseguire su una strada simile, significherebbe tradire la linea del Concilio e la responsabilità del laicato in politica".

Vero. Ma non è ancora più fondamentalista e anticonciliare il diretto coinvolgimento di associazioni ecclesiali nell'agone politico, come è accaduto a Todi?

E che dire poi della nomina a sottosegretario dell'ambizioso Riccardi, definito da tutti "fondatore della Comunità di S. Egidio"?

Ce la vedete voi Chiara Lubich a sgomitare per avere un posto da sottosegretario o da ministro?

Si tratta di capire se la Comunità di S. Egidio è un soggetto ecclesiale (e allora sembra inopportuno che il suo fondatore corra da politico), o da sempre è un soggetto politico (ma allora si smetta di considerarlo movimento ecclesiale).

Del resto a Todi c'erano anche altri movimenti ecclesiali (quasi tutti) dunque è stata davvero la débacle della laicità proclamata dal Concilio. Mancava – opportunamente – Comunione e liberazione, ma c'era la Compagnia delle opere.

IL CASO CL

E proprio CL è l'altro enigma che sconcerta i vescovi. Il movimento di don Giussani infatti è sempre stato la realtà ecclesiale più vivace, coraggiosa, culturalmente consapevole e socialmente creativa.

Negli ambienti della Cei però, dopo la morte di don Giussani, hanno la sensazione di assistere a un ripiegamento intimistico che sta portando CL proprio a quella "scelta religiosa" di cui Giussani – poi con Giovanni Paolo II e Ruini – fu il più strenuo avversario.

Alla Cei guardano con preoccupazione sia il diminuito slancio missionario, sia la vistosa ritirata del movimento dalla sua tradizionale presenza negli ambienti giovanili e di lavoro, nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della scuola e delle iniziative sociali.

Del tutto incomprensibili, alle gerarchie, appaiono poi i segnali sulla politica.

Dall'intervista al "Corriere" del 20 gennaio di don Carron (attuale responsabile del movimento) in cui si annunciava che non esistono politici di CL, alla lettera dello stesso Carron a "Repubblica", interpretata da tutti non solo come uno storico siluramento di Formigoni (con tutto quel che rappresenta), ma pure come un'immotivata colpevolizzazione di CL, per di più sulle colonne del giornale da sempre più ostile al Movimento e alla Chiesa.

E poi dall'apoteosi di Napolitano al Meeting dell'anno scorso (con tanto di mostra risorgimentale che buttava al macero quarant'anni di elaborazione culturale ciellina), all'apertura del Meeting di quest'anno affidata al premier Monti, presentato da Vittadini, con un seguito di conferenze per ben sette ministri, Passera incluso (il Papa ha deciso di non andare).

Sarà inevitabile dunque la strumentalizzazione politica del Meeting. E diventeranno più vistose le divisioni interne già presenti sia sul caso Formigoni-Simone, che sul recente attacco di Giorgio Vittadini a Maurizio Lupi in quanto berlusconiano (Vittadini invece è indulgente col governo Monti).

In questa confusione i cattolici rischiano di diventare le foglie di fico di poteri e ideologie diverse. Perdendo ogni originalità e identità.  

 

Antonio Socci

Da "Libero", 12 agosto 2012

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