domenica 27 febbraio 2011

La provvidenza: Una Madre per noi!

Non affannarsi, non preoccuparsi, non seguire false soddisfazioni!
Sì, ma come?
il Papa ci invita ad abbandonarci a Dio Padre, che scopriamo in questa Provvidenza anche tenerissima Madre.E' Lui che ha creato il cuore delle madri!

Un amore che ci scruta in ogni fase, che non ci abbandona e che se ci lascia un momento la mano è per farci camminare con le nostre gambe e renderci conto verso quale direzione vogliamo veramente andare .

Dobbiamo pensare e fare sempre memoria questa settimana di questo appassionato amore e sorprenderci nel vederlo. Chiediamo questo a Lui stesso!

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Il Papa ricorda all’Angelus che non si possono servire due padroni: Dio e la ricchezza; invita quindi a vivere con semplicità e sobrietà



Non si possono servire due padroni: Dio e la ricchezza. Il Papa all’Angelus chiede di avere fede nella Provvidenza e di adottare uno stile di vita semplice e sobrio, nel rispetto del Creato. Il servizio di Roberta Gisotti:RealAudioMP3

Avere fiducia nella Provvidenza e affidarle tutte le angosce, difficoltà e preoccupazioni per il futuro. L’invito di Benedetto XVI, ispirato dalle parole di Isaia nella liturgia domenicale, e dal Vangelo di Matteo, dove Gesù esorta i suoi discepoli a non preoccuparsi delle cose di cui vanno in cerca i pagani, di non chiedersi dunque “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo” e a confidare nel Padre celeste, che conosce i nostri bisogni. Un discorso questo di Gesu – ha osservato il Papa - che “potrebbe apparire poco realistico, se non evasivo”, “di fronte alla situazione di tante persone, vicine e lontane, che vivono in miseria” .

“In realtà, il Signore vuole far capire con chiarezza che non si può servire a due padroni: Dio e la ricchezza. Chi crede in Dio, Padre pieno d’amore per i suoi figli, mette al primo posto la ricerca del suo Regno, della sua volontà”.

“E ciò – ha osservato il Santo Padre - è proprio il contrario del fatalismo o di un ingenuo irenismo.”

“La fede nella Provvidenza, infatti, non dispensa dalla faticosa lotta per una vita dignitosa, ma libera dall’affanno per le cose e dalla paura del domani”.

“E’ chiaro che questo insegnamento di Gesù, - ha aggiunto Benedetto XVI - pur rimanendo sempre vero e valido per tutti, viene praticato in modi diversi a seconda delle diverse vocazioni”:

“un frate francescano potrà seguirlo in maniera più radicale, mentre un padre di famiglia dovrà tener conto dei propri doveri verso la moglie e i figli. In ogni caso, però, il cristiano si distingue per l’assoluta fiducia nel Padre celeste, come è stato per Gesù.”

E’ proprio infatti, “la relazione con Dio Padre - ha spiegato il Papa - che dà senso a tutta la vita di Cristo, alle sue parole, ai suoi gesti di salvezza, fino alla sua passione, morte e risurrezione.

“Gesù ci ha dimostrato che cosa significa vivere con i piedi ben piantati per terra, attenti alle concrete situazioni del prossimo, e al tempo stesso tenendo sempre il cuore in Cielo, immerso nella misericordia di Dio”.

Alla Madre della divina Provvidenza Benedetto XVI ha affidato le nostre vite, il cammino della Chiesa, le vicende della storia.

“In particolare, invochiamo la sua intercessione perché tutti impariamo a vivere secondo uno stile più semplice e sobrio, nella quotidiana operosità e nel rispetto del creato, che Dio ha affidato alla nostra custodia”.

Dopo la preghiera mariana, i saluti nelle varie lingue rivolti ai fedeli e turisti raccolti in piazza S. Pietro. Un indirizzo particolare è andato alla rappresentanza giunta in occasione della Giornata internazionale per le malattie rare, cui il Papa ha assicurato una preghiera speciale, augurando passi avanti per la ricerca in questo campo. Giornata che verrà celebrata domani sotto lo slogan “Rari ma uguali”.

venerdì 25 febbraio 2011

Il futuro dell' Amicizia

Grazie al Padre Lombardi che proprio in questo giorno in cui la liturgia richiama al senso profondo della Amicizia, siamo invitati ad aprire gli infiniti confini del Cuore e della Ragione !!


Non paura ma amicizia: l'editoriale di padre Lombardi sulle tensioni nei Paesi arabi



Sugli avvenimenti che in queste settimane stanno scuotendo i Paesi arabi si sofferma il nostro Direttore, padre Federico Lombardi, nel suo editoriale per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano:RealAudioMP3

Le violenze che accompagnano – in particolare in Libia – la resistenza all’estendersi del movimento di trasformazione della situazione politica nei Paesi arabi sono naturalmente fonte di grandissimo dolore per la sofferenza delle vittime e delle popolazioni, oltre che di preoccupazione sugli esiti del processo in corso, poiché la violenza rischia sempre di rendere molto più difficile la pacificazione. Certamente nei molti paesi interessati si tratta di una grande rivoluzione, che con occhio di speranza esperti osservatori vedono come possibile “primavera del mondo arabo”. I popoli occidentali riconoscono di esserne stati colti in gran parte di sorpresa. Molti capiscono che ogni vera crescita dei popoli arabi nella libertà e nella democrazia deve nascere anzitutto dal loro interno, senza interferenze esterne controproducenti. Altri hanno soprattutto paura e tendono a chiudersi in difesa. A noi sembra che oltre al doveroso rispetto occorrano disponibilità e iniziativa, per l’aiuto concreto nelle situazioni di difficoltà che ogni trasformazione profonda porta con sé, e poi l’amicizia e il dialogo fra i popoli e le culture, oggi più che in passato.

Nella richiesta di novità da parte dei giovani vi sono due componenti importanti da tener presenti. Grazie ai legami con l’emigrazione, molti hanno un’idea positiva del mondo europeo, dei diritti umani, della democrazia e della libertà. Grazie alle nuove possibilità di comunicazione, molti si sentono aperti al dialogo e desiderosi di inserirsi in una comunità mondiale. Come sempre, le nuove possibilità sono connesse anche a dei nuovi rischi. Ma se non sono utilizzate per i loro aspetti positivi, quelli negativi prevarranno certamente.

Se vicino a noi, sulla sponda meridionale di quell’ormai strettissimo mare che è il Mediterraneo, vi sono innumerevoli giovani desiderosi di crescita umana in maggiore libertà, non possiamo non fare tutto quanto è in noi per entrare senza paura in dialogo positivo con loro, imparando a vicenda le nostre diverse lingue.