martedì 30 dicembre 2008

Bagnasco:crisi decisamente aggravata;il compito della Chiesa e quello della politica e della societa'


Eminenza, già nella sua prima prolu­sione nel 2007, lei sottolineò la situa­zione di difficoltà che un numero cre­scente di famiglie si trovava ad af­frontare. Oggi i segnali che vengono dalle parrocchie indicano un peggio­ramento? La situazione si è decisamente aggra­vata e non solo nelle ultime settima­ne. Si è allargata la forbice tra ricchi e poveri, in particolare si è andata im­poverendo la fascia di ceto medio...
Emerge un quadro da chiarire: quali sono i diversi compiti della politica e della società, da un lato, della Chiesa dall’altro? Compito della società e della politica è promuovere la giustizia. E dunque cercare di assicurare a tutti quanto­meno i diritti fondamentali: alla vita, al lavoro, alla casa, a un sostenta­mento dignitoso della propria fami­glia. La missione primaria della Chie­sa è invece l’annuncio del Vangelo di Cristo e quindi la formazione delle co­scienze. Il suo compito non sarebbe però completo se non aggiungesse al­l’annuncio la dimensione della carità, della vicinanza e dunque della pro­mozione umana sul piano sociale e su quello culturale. Perciò la Chiesa si è trovata ad assolvere spesso una fun­zione di supplenza rispetto allo Stato nel soccorrere le persone. Ma la Chie­sa non deve e non vuole surrogare lo Stato, offre piuttosto la sua collabora­zione. Non di meno, la Chiesa è anche chiamata alla profezia e ad operare per un’elevazione culturale del popo­lo secondo un’antropologia che trova le sue radici più profonde nel Vange­lo e, tra l’altro, è alla base della civiltà europea.
Il presidente della Cei vede in termini chiari il quadro della situazione attuale e con altrettanta chiarezza indica i confini di competenza delle varie realtà.
Grazie Presidente, per il suo giudizio che conferma in termini chiari nella odierna intervista su Avvenire quanto il Papa ha spiegato nella Deus Charitas Est e che serve molto come strumento nelle vicende odierne.
Sotto tutta l'intervista di Francesco Riccardi
INTERVISTA A BAGNASCO
«Con chi è nel bisogno. Come sempre»

«Sì, la Chiesa italiana è preoc­cupata per il numero cre­scente di famiglie in diffi­coltà, per i lavoratori che stanno per­dendo il loro posto, per quelli già pre­cari il cui orizzonte occupazionale sembra chiudersi. E ancora per le tan­te persone anziane che faticano sem­pre più a vivere dignitosamente. Co­me potremmo non essere preoccupati per questa crisi? Come sempre la vi­viamo, la condividiamo con il popolo e, certo, intensificheremo ulterior­mente le nostre iniziative per contra­starla. Anzitutto, stando accanto ai più deboli dei quali ben conosciamo i bi­sogni ». L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, affronta il tema della chiusura di que­sto 2008 caratterizzato da un quadro di incertezza senza precedenti. La cri­si economica, in particolare, sembra destinata a minare alla base non solo il benessere della nostra società, ma la sicurezza del lavoro e quindi la possi­bilità stessa di sostenere la propria fa­miglia, realizzare progetti di vita, con riflessi negativi sul complesso della società. Eminenza, già nella sua prima prolu­sione nel 2007, lei sottolineò la situa­zione di difficoltà che un numero cre­scente di famiglie si trovava ad af­frontare. Oggi i segnali che vengono dalle parrocchie indicano un peggio­ramento? La situazione si è decisamente aggra­vata e non solo nelle ultime settima­ne. Si è allargata la forbice tra ricchi e poveri, in particolare si è andata im­poverendo la fascia di ceto medio. Le parrocchie, attraverso i centri di a­scolto, le strutture della Caritas e del­la San Vincenzo hanno già dovuto in­crementare sia i volumi di aiuti ali­mentari, sia i contributi per far fronte alle spese per le utenze e per l’affitto di un numero crescente di famiglie ca­dute in povertà. Segno di un impove­rimento progressivo, anche antece­dente alla recessione, al quale cerca di rispondere la rete fittissima di carità e pronto intervento stesa dalle parroc­chie nel corso degli anni. Possiamo dire, dunque, che la Chie­sa è già in campo su questo fronte. Cos’altro può fare?Bisogna intensificare ancora presen­za e interventi, mobilitando al massi­mo le risorse di cui disponiamo – an­che dell’8 per mille – secondo la tra­dizione viva della Chiesa, secondo la sua missione. D’altro canto, la Chiesa conosce da vicino i problemi veri del­la gente proprio perché è presente in mezzo al popolo con i parroci, i reli­giosi e le religiose, gli operatori pasto­rali. Una conoscenza non solo 'razio­nale', ma esistenziale perché la Chie­sa è chiamata a condividere queste si­tuazioni di bisogno giorno per giorno, a viverle essa stessa. Il giorno di Natale, l’Arcivescovo di Milano ha annunciato la creazione di un fondo di solidarietà attiva. La Dio­cesi di Prato e altri territori hanno in corso progetti più o meno analoghi. Come avete accolto queste iniziative? Molto bene. Ogni forma d’intervento che mira a sollevare le persone dalla condizione di povertà è importante, bene esprime proprio quell’attenzio­ne di cui dicevamo pri­ma. Ma vorrei aggiunge­re che tutte le diocesi ita­liane hanno messo in at­to nel corso degli anni i­niziative di sostegno mi­rate in particolare alla fa­miglia. Faccio due esem­pi che ho sotto gli occhi qui a Genova. Il Centro contro l’usura, che interviene a favo­re di quanti per difficoltà economiche finiscono nella morsa degli usurai. E il Centro emergenza famiglie che of­fre contributi immediati per i nuclei in difficoltà, accompagnandoli però ad azioni volte a rimuovere le cause che hanno prodotto la situazione di e­mergenza temporanea: perdita del la­voro, malattia, separazione, eccetera. A questo proposito, il ministro Bru­netta ha sostenuto che «la Chiesa do­vrebbe fare di più, che oltre a tante at­tività sociali meritorie, svolge altre volte funzioni di immagine che poco si raccordano con le funzioni sociali». Cosa ne pensa? Sinceramente non so a cosa si riferi­sca il ministro quando parla di ragio­ni di immagine. Sono duemila anni che la Chiesa interviene a favore dei più poveri e dei più deboli, o meglio ancora: vive loro accanto. E ciò pro­segue nei secoli perché è la sua mis­sione più originaria: annunciare il Vangelo e promuovere carità e solida­rietà così come Gesù ci ha insegnato. Fra le obiezioni del ministro, spicca quella che in fondo la Chiesa si limi­terebbe a mobilitare fondi che le ven­gono dallo Stato attraverso l’8 per mil­le. Ma è davvero così? Non è una vi­sione piuttosto distorta della funzio­ne sussidiaria di questo strumento? Non è certo una semplice partita di gi­ro. Una parte elevata dei fondi dell’8 per mille è già ora destinata a opere di carità in Italia e nei Paesi in via di svi­luppo, come è noto e come viene pun­tualmente pubblicato. Ma accanto a questi fondi – per i quali siamo profon­damente grati al popolo italiano – viene mobilita­ta un’altra massa assai considerevole di denaro che arriva dalle raccolte nelle singole parrocchie, dall’impegno di enti e as­sociazioni cattoliche e, non ultimo, dai contri­buti di tanti laici che ri­pongono la loro fiducia nella traspa­renza e nell’efficacia delle opere della Chiesa. Emerge un quadro da chiarire: quali sono i diversi compiti della politica e della società, da un lato, della Chiesa dall’altro? Compito della società e della politica è promuovere la giustizia. E dunque cercare di assicurare a tutti quanto­meno i diritti fondamentali: alla vita, al lavoro, alla casa, a un sostenta­mento dignitoso della propria fami­glia. La missione primaria della Chie­sa è invece l’annuncio del Vangelo di Cristo e quindi la formazione delle co­scienze. Il suo compito non sarebbe però completo se non aggiungesse al­l’annuncio la dimensione della carità, della vicinanza e dunque della pro­mozione umana sul piano sociale e su quello culturale. Perciò la Chiesa si è trovata ad assolvere spesso una fun­zione di supplenza rispetto allo Stato nel soccorrere le persone. Ma la Chie­sa non deve e non vuole surrogare lo Stato, offre piuttosto la sua collabora­zione. Non di meno, la Chiesa è anche chiamata alla profezia e ad operare per un’elevazione culturale del popo­lo secondo un’antropologia che trova le sue radici più profonde nel Vange­lo e, tra l’altro, è alla base della civiltà europea. All’Angelus di domenica scorsa, fra gli altri temi, il Papa ha sottolineato la situazione dei lavoratori precari, chiedendo in particolare «condizioni di lavoro dignitose per tutti». Si sta af­frontando in maniera sufficiente que­sto nodo o serve un di più di proget­tazione, di impegno? C’è una rifles­sione che deve compiere anche il mondo cattolico per caratterizzare meglio la sua presenza nel lavoro e nell’impresa?La Chiesa non ha ricette tecniche, ma il Papa ha bene evidenziato un prin­cipio, quella della dignità della perso­na, che deve rimanere centrale. Nel­l’epoca moderna, poi, lo sforzo della Chiesa è stato proprio quello di ope­rare alla radice della povertà, indi­cando criteri di intervento e solleci­tando tutti alla cooperazione. Talvol­ta si è adoperata anche per creare oc­casioni di lavoro. Penso alla promo­zione delle cooperative e di piccole imprese. Penso al progetto Policoro della Chiesa italiana, come a tante al­tre iniziative delle associazioni catto­liche. Magari sono piccoli numeri nel complesso dell’occupazione, ma rap­presentano risposte concrete e linee di indirizzo, una ricchezza offerta a tut­to il Paese. Questa fine d’anno è segnata anche da un altro evento emblematico: la precarietà della vita di Eluana Engla­ro, davvero appesa a un filo. Al di là delle ragioni per le quali l’ipotesi di sospendere l’alimentazione andreb­be rigettata, ponendo avanti la carità, quale argomento utilizzerebbe per scongiurare a non togliere la vita a E­luana? Indico l’esempio delle suore: la rispo­sta di amore con cui hanno accudito Eluana in tutti questi anni e ancora si offrono di fare. Questo sarebbe il com­portamento che una società civile do­vrebbe tenere. Qui non c’è accani­mento terapeutico o cure sanitarie particolari, c’è l’accogliere una perso­na nel suo bisogno e accudirla. Con premura di sorelle. Con amore.
Francesco Riccardi

lunedì 29 dicembre 2008



Belle notizie cari amici sul fronte della famiglia .A Madrid 1milione di persone alla manifestazione sulla famiglia.

Un gesto importantissimo in un paese che ancora dimostra le sue radici ancora molto ancorate nella tradizione cristiana .

Siamo in attesa delle giornate mondiali in Messico!!

Corale risposta all'invito del cardinale Antonio María Rouco Varela
Un milione di fedeli a Madrid nella festività della Santa Famiglia

di Marta Lago
Una missione: dare una testimonianza d'amore. Una scuola: la Famiglia di Nazaret. È l'appello che, rivolto soprattutto alle famiglie cristiane, è risuonato nella madrilena Plaza de Colón durante l'Eucaristia per la festa della Santa Famiglia. Da ogni angolo della Spagna un milione di persone hanno risposto all'invito del cardinale arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale Antonio María Rouco Varela. Al fine di celebrare "La famiglia, grazia di Dio", la manifestazione - nettamente pastorale - ha fatto di Madrid la capitale universale delle famiglie grazie al collegamento in diretta con il Papa durante la recita dell'Angelus. "Condividere tutto l'amore" è la dinamica familiare che permette di dare al mondo - ha detto Benedetto XVI in lingua spagnola - "una bella testimonianza dell'importanza della famiglia per l'essere umano e per la società". Alludendo al tema dell'incontro, il Papa ha definito la famiglia come "una grazia di Dio che mostra ciò che Egli stesso è: Amore", con i tratti caratteristici della gratuità e della fedeltà illimitata, "qualità che s'incarnano in maniera eminente nella Santa Famiglia". Il Santo Padre ha esortato le famiglie a non lasciare "che l'amore, l'apertura alla vita e i vincoli incomparabili che uniscono la vostra famiglia si snaturino". Questa "festa emozionante per pregare per la famiglia e adoperarsi per essa con forza e speranza" ha visto al centro, vicino all'altare, una grande croce e l'immagine della Santa Famiglia con una frase di Giovanni Paolo ii: "Il futuro dell'umanità passa per la famiglia cristiana", frase che in diverse occasioni ha ripreso Benedetto XVI e che il cardinale Rouco Varela ha ribadito nella sua omelia. Fra i concelebranti vi erano il cardinale Antonio Cañizares Llovera, nuovo prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, il cardinale arcivescovo di Valencia, Agustín García-Gasco, e una trentina di vescovi, insieme a numerosi sacerdoti. La cultura del relativismo egoistico e della morte costituiscono attualmente un'enorme sfida per la famiglia; "il linguaggio del creato è chiaro e inequivocabile rispetto al matrimonio" ha sottolineato il cardinale Rouco Varela: "Un uomo e una donna, la sposa e lo sposo che si amano per sempre e danno la propria vita!", sia nel reciproco e fedele dono di sé sia nella nascita dei figli. "Voi siete i preferiti del Signore!", ha detto il porporato ai moltissimi bambini presenti durante l'Eucaristia. Ha anche ribadito la necessità che hanno i bambini di beneficiare dell'amore dei genitori, la necessità di essere educati conformemente alla dignità di cui godono fin dal loro concepimento nel grembo materno. Se le sfide sono grandi, ancora più grandi sono le speranze per la famiglia, piena di possibilità che, fra gli applausi, ha elencato il presidente dell'episcopato spagnolo come urgenze: è possibile vivere il matrimonio e la famiglia "in modo molto diverso da quello di moda in tanti ambiti della nostra società", è possibile e "bello vivere il matrimonio e la famiglia come la Santa Famiglia di Nazaret", "è possibile e necessario rendere testimonianza dinanzi al mondo della gioia profonda e duratura che apporta la famiglia cristiana", "è possibile e urgente vincere la cultura della morte con la cultura della vita", "si può e urge vincere la cultura della competizione dura ed egoistica, dell'idolatria, con la cultura dell'amore vero", che fra l'altro configura la funzione essenziale della famiglia: "essere il canale principale affinché l'uomo" scopra che "la ragione d'essere della sua esistenza è l'amore". Guida per la famiglia è la contemplazione costante di Maria e di Giuseppe, le cui volontà si abbandonarono con fiducia alla grazia di Dio. Il modello di Nazaret è il cammino sicuro perché mostra - ha osservato il cardinale arcivescovo di Madrid - "la possibilità di vivere la famiglia nell'integrità e nella bellezza del suo essere come comunità indissolubile di vita e di amore, fondata sul dono sponsale dell'uomo alla donna e della donna all'uomo, e per questo essenzialmente aperta al dono della vita: i figli". È il "modello della vera famiglia", che si è voluto presentare e celebrare con l'Eucaristia poiché è "il Sacramento dell'Amore degli amori". Sostegno saldo della celebrazione sono stati i movimenti ecclesiali che hanno partecipato alla Messa con le letture liturgiche, le preghiere e le offerte. La preghiera dei fedeli è stata introdotta da una sintesi dell'anno 2008, con le sue luci e le sue ombre: dalla calamità del terrorismo - dentro e fuori della Spagna - alla piaga dei cattivi trattamenti o al lutto arrecato a tante famiglie dall'incidente aereo nell'aeroporto della capitale. I Giochi Olimpici - è stato ricordato - hanno messo in primo piano la Cina, ma anche la questione del rispetto dei diritti umani in questo paese asiatico, soprattutto la libertà religiosa. L'anno che sta terminando ha visto inoltre il 30º anniversario dell'inizio del Pontificato del servo di Dio Giovanni Paolo ii, il 40º anniversario della promulgazione del Credo del popolo di Dio a opera di Paolo vi, il 60º anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. È stato anche l'anno dell'indimenticabile Giornata mondiale della gioventù di Sydney e della designazione di Madrid come prossima meta del grande pellegrinaggio di fede di centinaia di migliaia di giovani attorno al Papa. A tutti è stata affidata la missione di "essere testimoni coraggiosi e instancabili del Vangelo della Famiglia, con le opere e con le parole, nella Chiesa e nel mondo, poiché - come ha ammonito il cardinale Rouco Varela - dal bene integrale della famiglia dipende la sorte di tutta la famiglia umana". (©L'Osservatore Romano - 29-30 dicembre 2008)