giovedì 18 dicembre 2008


DIBATTITO
Leggi razziali: l'«Osservatore» critica Fini

Continua la polemica dopo il discorso di ieri del presidente della Camera Gianfranco Fini a Montecitorio in occasione dell'anniversario dell'approvazione delle leggi razziali. «L'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia delle leggi razziali - aveva dichiarato Fini in un passaggio del suo intervento -. C'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo da parte della Chiesa cattolica». Affermazioni che il presidente della Camera ha ribadito anche nel pomeriggio, nonostante le numerose e trasversali critiche.L'Osservatore Romano: «Approssimazione storica e opportunismo politico». «Sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, che dell'infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze, chiami ora in causa la Chiesa cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico»: durissimo l'attacco de L'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, nei confronti del presidente della Camera. In un articolo non firmato pubblicato sull'edizione odierna, l'Osservatore parla di «stupore e molte polemiche» per il discorso di Fini di ieri. «Politici, storici e media sono intervenuti per correggere o sostenere le affermazioni di Fini», prosegue il quotidiano, che elenca poi i principali interventi di ieri in difesa della Chiesa.LE REAZIONI DI IERIRadio Vaticana: «Non è vero». «Non è vero che la Chiesa italiana non si oppose alle Leggi razziali del 1938». Lo afferma la Radio Vaticana sottolineando che «dal mondo cattolico arriva secca la smentita alle parole del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che oggi a Montecitorio ha definito le Leggi razziali un'infamia verso la quale neanche la Chiesa cattolica manifestò resistenza». «Mi sembra - dice ai microfoni dell'emittente il professor Francesco Malgeri, docente di storia contemporanea alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma - un'affermazione eccessiva. Le reazioni ci furono e furono immediate, basti pensare all'articolo sull'Osservatore Romano nel quale si denunciava un provvedimento che innanzitutto veniva a colpire il Concordato. Si parla in questo articolo di vulnus al Concordato. E inoltre, tutta un'altra serie di interventi e di prese di posizione che certamente non condividevano il provvedimento che era stato adottato dal governo fascista». Secondo Malgeri negli ultimi tempi «si è particolarmente accentuata questa forma di giudizio, che non tiene conto poi della realtà storica. Penso - conclude - a tutta la polemica che è sorta anche recentemente sulla figura di Pio XII di fronte allo sterminio degli ebrei. Forse bisognerebbe interrogare gli autori di queste polemiche per cogliere il senso e il significato dei loro atteggiamenti».La replica di Giovagnoli: «La Chiesa le condannò fermamente». «Le dimensioni della tragedia seguita alla promulgazione delle leggi razziali costituiscono ancora una ferita aperta di fronte alla coscienza di tutti e continuano a porre l’interrogativo se si sia fatto abbastanza per contrastarle, ma non vedo ragione alcuna per muovere accuse alla Chiesa, che anzi condannò apertamente e con assoluta fermezza la legislazione antiebraica». Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica, commenta in questi termini al Sir le dichiarazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini, nel 70° anniversario della promulgazione delle leggi razziali, secondo il quale allora la Chiesa non fece abbastanza. Padre Sale: «Parole sconcertanti». In precedenza era intervenuto anche padre Giovanni Sale scrittore della Civiltà Cattolica definendo le dichiarazioni di Fini «sconcertanti», evidentemente il presidente della camera aveva aggiunta padre Sale «non conosce una pagina di storia nazionale che vede contrapposti Mussolini e Pio XI o forse sono frutto di una "svista", di un cercare un correo a delle responsabilità che il presidente Fini vuole in parte coprire che fanno parte della sua storia, anche se non di quella recente».Farina (Pdl): «Errore storico». Polemico anche Renato Farina (Pdl): «Che la Chiesa non si sia opposta alle leggi razziali è una leggenda nera, e dispiace che il presidente Fini si adegui a questa versione della storia politically correct. In realtà Pio XI insitette pesantemente perchè le leggi razziali non passassero. Dopo di che solo l'Osservatore romano denunciò l'infamia. In seguito conventi e canoniche furono porto di rifugio per gli ebrei. Non si fece abbastanza? Può essere. Ma è proprio ingeneroso unirsi al coro indifferenziato. Piuttosto, anche se è meno di moda, conviene ricordare che in Senato nemmeno Benedetto Croce si oppose a queste leggi, e neanche Enrico De Nicola, gli ex direttori di grandi giornali Albertini, Frassati e Bergamini, ancora il generale Badoglio. E persino Luigi Einaudi si astenne dal far udire la sua voce. Nessun accenno a questo nel discorso di Fini... Peccato».Veltroni: «Quella di Fini è verità palmare». Le parole pronunciate dal presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo il quale neanche la Chiesa nel 1938 si oppose alle leggi razziali, «sono una verità storica, una verità palmare» su cui sono incomprensibili le polemiche. Ne è convinto Walter Veltroni, che è intervenuto sulla polemica durante la presentazione del libro di Renato Venditti "La Cricca", a cui è intervenuto anche Fini.

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martedì 16 dicembre 2008

Il significato dell' Avvento per Thomas Merton


Il tempo dell'attesa
I tre Avventi

In occasione del quarantesimo anniversario della morte del monaco statunitense pubblichiamo una sua breve riflessione sul periodo della preparazione al Natale estratto da un suo testo pubblicato in Italia da Rusconi nel 1977 con il titolo Stagioni liturgiche.
di Thomas Merton
San Bernardo torna frequentemente sull'idea dei "tre Avventi" di Cristo. Il primo è quello con il quale è entrato nel mondo, dopo aver ricevuto la natura umana nel seno della benedetta Vergine Maria. Il terzo è l'Avvento che lo porterà nel mondo alla fine del tempo per giudicare i vivi e i morti o piuttosto per rendere manifesto il giudizio che gli indifferenti hanno voluto far ricadere su se stessi rifiutando di accogliere il suo amore e la salvezza, e che gli eletti hanno accettato dalle mani della sua misericordia. Il primo Avvento è quello nel quale egli viene a cercare e a salvare ciò che era perduto. Il terzo è quello nel quale egli viene per trarci a sé. Il primo è una promessa; il terzo è il suo adempimento. (...) I tre Avventi di Cristo sono la realizzazione completa della pascha Christi. Ma finora abbiamo parlato esplicitamente soltanto del primo e del terzo. Il secondo è, in un certo senso, il più importante per noi. Il "secondo Avvento" - per mezzo del quale Cristo è presente adesso nelle nostre anime - dipende dal nostro attuale riconoscimento della sua pascha, o transitus, il passaggio di Cristo attraverso il mondo, attraverso le nostre stesse vite. Meditando l'Avvento passato e l'Avvento futuro, impariamo a riconoscere l'Avvento presente, che si situa in ogni momento della nostra vita di pellegrini terreni. Raggiungiamo la consapevolezza del fatto che ogni momento del tempo è un momento di giudizio, che Cristo sta passando e che noi siamo giudicati dalla maggiore o minore coscienza di questo suo passaggio. Se ci uniamo a lui e ci mettiamo in cammino, con lui, verso il suo regno, il giudizio diventa salvezza per noi. Ma se lo trascuriamo e se lo lasciamo andare oltre, la nostra indifferenza diventa la nostra condanna. La meditazione sul primo Avvento ci dà la speranza nella promessa che ci è stata fatta. Il ricordo del terzo serve a tener vivo il timore di non essere in grado di vedere adempiuta questa promessa. Il secondo Avvento, il presente, posto fra questi due termini estremi, diventa necessariamente un tempo di angoscia, un tempo di conflitto fra il timore e la gioia. Ma com'è salutare questa lotta, che termina nella salvezza e nella vittoria perché purifica il nostro intero essere! Il medius Adventus, nonostante ciò, è tempo più di consolazione che di sofferenza, se riflettiamo che anche in esso Cristo viene realmente a noi, ci dà realmente se stesso perché, nella speranza, possediamo già il cielo. "Questo secondo Avvento è la via che noi percorriamo per passare dal primo al terzo. Nel primo, Cristo era la nostra redenzione, nell'ultimo ci apparirà come la nostra vita. In quello presente, mentre dormiamo nella nostra eredità, egli è il nostro riposo e la nostra consolazione" (Sermo v de Adventu, 1). In questo "sonno" non c'è però alcuna idea di inattività. Indubbiamente può significare quiete, oscurità e vuoto per la nostra attività naturale. Ma in questa "oscurità" Dio viene a noi e opera misteriosamente dentro di noi in spirito e verità, per far sì che il frutto della sua opera diventi manifesto nel terzo Avvento, quando egli verrà in tutta la sua maestà e in tutta la sua gloria.(©L'Osservatore Romano - 15-16 dicembre 2008)